Appunti e spunti sulla non monogamia.

All’interno del SomMovimento NazioAnale ci sono stati dei momenti di riflessione a partire dalle nostre (di alcune di noi) pratiche di non monogamia. Abbiamo deciso di condividere su queste pagine quello che ne è uscito perché ci sembra abbastanza interessante anche per chi non sente l’urgenza di avere più di una relazione alla volta e/o di fare sesso con altr* quando ha una relazione con qualcun*, ma riconosce che questo non è l’unico modo giusto di vivere, e che è interessat* a smontare questo mondo a misura di coppia.

Nella nostra esperienza, la pratica di relazioni sessuo-affettive non esclusive dà l’opportunità di mettere in discussione tante altre norme e consuetudini della coppia, e le strutture sociali e culturali annesse e connesse. Ma non è affatto automatico che questa opportunità si trasformi in pratica, cosi’ come non è detto che per mettere in discussione certi modelli relazionali si debba per forza cominciare da o arrivare passare alla non-monogamia.

Fatta questa premessa, eccovi un po’ di appunti e spunti nati dal primo incontro del gruppo di discussione sulla non monogamia, un gruppo informale di attivist* del SomMovimento NazioAnale la quale è riuscita a realizzare, dal 2013 ad oggi, solo due incontri organizzati, ma che in compenso ha realizzato una miriade di incontri causali e dis-organizzati.

Chi è monogam* non deve rendere conto, non deve dimostrare al mondo che una relazione monogama “funziona”, e non deve dimostrare a se stess* che è in grado di essere coerente al 100%.  Perché noi dobbiamo dimostrare che le nostre relazioni “funzionano”? Perchè dobbiamo flagellarci a ogni minimo problema? Perché, per esempio, ogni volta che si affaccia in noi il più piccolo sentimento di gelosia o di fastidio dobbiamo mettere in discussione tutto?

Ogni passaggio di questa malefica catena andrebbe analizzato attentamente:

Lei (o lui) scopa con qualcun’altr* > provo una stretta allo stomaco > la stretta allo stomaco è sicurament Gelosia > panico! forse non sono pronta, forse non sono all’altezza, forse è tutto sbagliato e dovrei ritirarmi in buon ordine, tornare a una normale monogamia.

Iniziamo ad analizzare il passaggio lei scopa con qualcun’altr* > stretta allo stomaco.

Negare di aver provato la stretta allo stomaco, come ben sappiamo, non serve a niente, anzi peggiora la situazione. Ma allora perché tendiamo a negarla?

A volte è proprio il desiderio di opporre resistenza al dilagare del panico da “oddio forse non sono pronta” che ci porta a farlo. E’ quindi molto importante decostruire l’ansia da prestazione, che in parte ci viene inculcata dall’esterno (“Coppia aperta? Tsè! Staremo a vedere…”), e in parte è indotta da una certo tipo di discorsi che circolano più o meno sottotraccia negli ambienti queer o compagneschi-libertari, dove l’essere non monogame sembra quasi un punto di merito che ci accredita come buone rivoluzionarie.

Altre volte è la paura che l’espressione di questo stato d’animo possa limitare la libertà dell’altra persona, farla sentire in colpa o comunque turbare la sua felicità nell’avere un altro incontro sessuale.

Allora perchè non provare a parlarne prima con qualcun’altr* invece che riversare il nostro stato d’animo subito, a caldo e senza analisi, sulla nostra compagna?

Ottimo consiglio, tutto sommato nemmeno troppo originale. Ma la possibilità di metterlo in pratica dipende moltissimo da come è organizzata la nostra vita quotidiana in generale e a prescindere dalle eventuali altre scopate o cotte o relazioni amorose che la nostra compagna può avere.

Infatti, se la mia vita è organizzata in modo che la prima e l’unica persona che vedo appena ho finito di lavorare (o di cercare lavoro, o di studiare, o di sbattermi in qualunque modo nel cotinuum vita-lavoro che caratterizza le nostre vite precarie) è la persona con cui sto; o se non ci sono altre persone che fanno parte della mia quotidianità, per cui vedere un’amica prima di vedere la mia compagna quando la stretta allo stomaco mi coglie comporta un lavoro di organizzazione e coordinamento complicatissimo; allora è quasi automatico che la mia malcapitata compagna dovrà accollarsi il mio stato d’animo a caldo, non appena si presenta e prima ancora che io abbia potuto elaborarlo un minimo… cosa che probabilmente succede con qualunque mio stato d’animo, e che non è quasi mai sana, ma in modo particolare no lo è per questo tipo di stato d’animo.

Lo stress da precarietà, la pigrizia, la sindrome “due cuori e una capanna”, che spesso colgono a tradimento anche le transfemministe più agguerrite e le scoppie più scalcagnate, possono spingerci a chiuderci nell’intimità della nostra coppia, a non includere altre persone nella nostra vita quotidiana, o a includerle pochissimo. E’ molto importante combattere questa tendenza ben prima che ci si ponga il problema di trovare un’amica/o con cui confrontarsi quando ci coglie la stretta allo stomaco…

D’altra parte, è anche vero che bisogna poi avercerle, delle amiche o degli amic* che 1) siano disposti a far parte della nostra quotidianità invece di chiudersi a loro volta nelle loro coppiette, e 2) siano in grado di ascoltarci senza proiettare sulla nostra stretta allo stomaco assunzioni mononormative (=la normatività della monogamia, cioè la convinzione che la monogamia, la gelosia ecc. siano naturali. Esempi frequenti di assunzioni mononormative: sguardo di disapprovazione quando scopi con qualcun altro; sguardo di compassione quando lei scopa con qualcun altro; hai avuto una gironata di merda, sei senza lavoro, senza soldi, hai perso la tua migliore amica? è evidente che non vuoi ammettere che stai male perchè lei ha scopato con qualcun altra sei mesi fa, ecc.) Parleremo di questo punto più avanti.

Attenzione! Queste considerazioni riguardano l’opportunità di elaborare un po’ certi stati d’animo prima di comunicarli alla persona con cui “stiamo”, ma non pensiamo affatto che sia giusto non comunicarli.

Passiamo ora al collegamento “stretta allo stomaco = gelosia”

A qualunque malessere provato in prossimità della scopata extraconiugale diamo il nome di gelosia, ma è solo perché è una legge culturale provare gelosia in questi casi.
Prima di tutto, ovviamente, bisogna capire che posso provare gelosia, ma questo non mi autorizza a comportarmi di merda, come invece insegna quella legge culturale.
Secondo: è davvero gelosia?

Una volta che ci siamo riconosciute il diritto di provare lo stato d’animo che stiamo provando (abbiamo detto “stretta allo stomaco” ma potrebbe essere qualunque altra sensazione di malessere), analizziamolo: è gelosia? o forse è invidia (ho voglia di scopare e rimorchiare in giro anch’io e magari non ci sto riuscendo perché non ho tempo, non ho soldi per uscire, non me lo concedo…)? Depressione (sto male per altre ragioni e ora finalmente ho una ragione culturalmente valida per lasciarmi andare allo sconforto)? Rabbia? Qualche altro fastidio, p. es. mi ha dato fastidio qualcos’altro e non la scopata in sé?

Se lei mi ripete ciclicamente di essere etero, a dispetto del fatto che sta con me che sono una donna, e poi scopa con un uomo, forse il problema non è tanto che abbia scopato con qualcun altro, o l’orrore ideologico per il fatto che questo qualcun altro sia un uomo, quanto che nel dire “sono etero” disconosce l’importanza, l’esistenza del suo desiderio e della sua vita sessuale con me…

E’ evidente allora che la maggiore o minore capacità di vivere serenamente il fatto che la nostra compagna scopa o ha relazioni sentimentali anche con altre persone non dipende unicamente da quanto siamo brave e mature. Una relazione etero ha oggettivamente tutta una serie di facilitazioni sociali che una relazione omosessuale non ha. Una persona che ha tempo libero, possibilità di viaggiare, uscire, e magari un lavoro che favorisce le relazioni sociali è oggettivamente in condizione di avere molte più storie di una che non ha una lira o che ha degli orari di lavoro che la tagliano fuori dalla socialità.

Se la vostra compagna ha solo un’ora di tempo libero per stare non solo con voi, ma con chicchessia, forse se gli piglia male non è solo perché è gelosa e possessiva… Se la nuova amante della mia compagna ha richieste e aspettative di esclusività, la fifa che lei fugga con l’altra non è espressione di un limite individuale, ma di un dato sociale: tutti sappiamo che una relazione romantica monogama in questa società ha vita molto più facile.

Terzo anello della catena: Provo gelosia > allora non sono all’altezza

Decostruire l’ansia da prestazione! Non dobbiamo dimostrare niente né al mondo, né a noi stesse, né al* nostr* partner. Non dobbiamo essere ineccepibili per “meritarci” il diritto di avere una relazione non monogama.
Costruire le condizioni per poter avere delle relazioni più libere è un lavoro politico e collettivo, non una questione di prestazione individuale, ed è un processo, non possiamo essere “pronte” dall’oggi al domani e non lo siamo mai una volta per tutte.

Condizioni per poter avere delle relazioni più libere, per esempio:

– produrre narrazioni, condividere esperienze e sapere. Non un sapere decontestualizzato del tipo regole pronte all’uso, “guida pratica alla non monogamia”, ma il sapere emozionale e contestuale che deriva dalle storie. Dieci secoli di romanzi, poesia, cinema sull’amore romantico ci rendono super-esperte delle emozioni e delle dinamiche che riguardano la relazione di coppia monogama standard… abbiamo bisogno di accumulare esperienze su altri tipi di dinamiche affettive e sessuali, raccontandole nella loro diversità e senza affrettarci a incasellarle in tipologie

– come detto sopra, organizzare la propria quotidianità in modo da avere più persone attorno e non solo il/la/le partner e consentire alle nostre amiche di includerci nella loro quotidianità

– provare a decostruire i sacri confini dell’intimità di coppia, sentirsi autorizzate a mettere dito fra moglie e marito, moglie e moglie, marito e marito… Ma come riuscire a farlo senza trasformare il collettivo, la sfamiglia di amiche, il gruppo in una specie di organo di controllo??

– visto che al momento la gente che è in grado di ascoltare senza proiettare assunzioni mononormative è molto poca, sarebbe importante che ci rendessimo il più possibile accessibili e disponibili ad ascoltarci reciprocamente sulle nostre esperienze di non monogamia. Allo stesso tempo, è fondamentale evitare l’effetto-accollo – tipo, visto che anche tu non sei monogama e sei femminista ecc, allora è tuo dovere politico ascoltarmi per tre ore al giorno anche se non siamo amiche e non ti sto manco troppo simpatica…

– E ci sarebbe anche molto da riflettere su come la narrazione dei drammi di coppia, monogama o no, tendono a imporsi sugli altri argomenti di conversazione e prendere spazio senza ritegno… La necessità di diffondere l’ascolto non deve tradursi in un modo di avallare e incoraggiare questa dinamica, che in fondo è un effetto del privilegio simbolico di cui gode la coppia e allo stesso tempo un meccanismo che riproduce questo privilegio, e incoraggia una percezione drammatica e totalizzante dei problemi di coppia.

S-drammatizziamoci!

Questo articolo fa parte della fanzine S/COPPIA – il librino di San Valentino che puoi scaricare qui.

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