Campeggi@ transfemminista lella frocia – 30 agosto/04 settembre 2016

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Durante la mobilitazione per l’approvazione della legge sulle unioni civili, nella dichiarazione di indipendenza della Popola delle Terre storte che è straripata a Bologna il 21 maggio con la manifestazione “Veniamo ovunque”, nei Pride ufficiali e non, nella mobilitazione frocia contro il cemento e lo sfruttamento del lavoro portati dall’Expo, sempre più lesbiche, froci, trans* e transfemministe hanno portato in strada e sulla scena pubblica i bisogni che emergono dalle vite queer e precarie. I bisogni che la politica istituzionale non aveva previsto, pensando che ci bastasse poterci unire civilmente. I bisogni che il mercato vorrebbe farci dimenticare e calpestare, cercando di convincerci che la gioia è nel consumo e il merito è nella competizione sul mercato del lavoro, e che se non riusciamo a pagare l’affitto è colpa nostra, perché non ci sbattiamo abbastanza o non abbiamo ancora imparato a “valorizzare al meglio le nostre capacità”.
Non siamo soltanto uno spezzone più colorato e pazzo nei pride, non siamo l’ultima lettera di LGBTQ, non siamo l’ultima trovata radicale della sessualità dissidente, non siamo quelli che “vogliamo questo, ma anche quello”, e nemmeno la quota frocia dei movimenti antagonisti eterosessuali: questa onda queer nasce da reti di relazioni e di scambio, da uno spazio politico eterogeneo, sperimentale, articolato, orizzontale e sempre aperto, dal quale sappiamo vedere – perché lo viviamo sulla nostra pelle e nei nostri corpi – le connessioni fra l’eterosessualità obbligatoria, il razzismo, le frontiere, il neoliberismo, i tagli al welfare e le politiche di austerità, la precarietà e lo sfruttamento lavorativo, la riduzione degli spazi di dissenso e autorganizzazione politica dal basso, l’accettazione possibile ma sempre parziale, condizionata e paternalistica di gay e lesbiche nel novero delle persone perbene.
Non siamo ossessionate dal dire chi siamo. Ci interessa di più capire cosa possiamo fare insieme. Le forme di lotta che costruiamo vanno oltre la logica della vittoria\sconfitta, sono espressione dell’arte queer del fallimento: sperimentiamo così l’autorganizzazione di reti di neomutualismo, aprendo – per le strade e nei luoghi autogestiti – spazi di autodeterminazione e intersezione delle lotte. Al di là della speranzosa e futile attesa di un futuro troppo lontano in cui tutti i nostri problemi saranno risolti, contro i dispositivi di valorizzazione delle nostre diversità, vogliamo allargare il nostro margine di azione e di trasformazione qui e ora, nel nostro difficile presente, senza ringraziare per il premio di consolazione che ci viene propinato attraverso forme di riconoscimento normalizzanti.
Da tutte queste riflessioni nasce l’idea di pensare la campeggia transfemminista queer di quest’anno come un’opportunità di allargamento, di apertura intersezionale e non identitaria, di costruzione di relazioni e tessitura di reti di neomutualismo. La campeggia non è un festival queer, ma uno spazio di confronto politico che cerchiamo di mantenere sempre aperto, radicato nell’esperienza concreta di ciascun*, orientato alla costruzione di azione politica dal basso nelle forme più disparate, attento a includere anche persone che non fanno parte di gruppi nella loro città o che sono in condizione di viaggio/esilio/diaspora/nomadismo, e intervallato da momenti di convivialità, relax e frocianza balneare.
A partire dalle lotte che sono state portate avanti e dalle esigenze che da queste sono emerse, abbiamo pensato quest’anno di articolare la campeggia intorno a quattro temi interconnessi,e di dedicare a ciascuno di essi una giornata. Ci piacerebbe che gruppi e favolose individualità transfemministe/lelle/froce/queer che si sentono interpellate da questa chiamata e dalle tematiche proposte proponessero discussioni, workshop e quant’altro da inserire nelle varie giornate (per questioni logistiche il termine ultimo per le proposte è il 15 agosto).

 

Temi delle giornate

Martedì 30
accoglienza
in serata: plenaria introduttiva e autorganizzativa
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Mercoledì 31
ALTRE INTIMITA’ RELAZIONI QUEER
Vogliamo intessere una riflessione collettiva su come darsi una progettualità di vita decentrata dalla coppia, che metta al centro reti di affetto e supporto. A partire dalla politicizzazione delle nostre molteplici relazioni di intimità vogliamo costruire percorsi di lotta che scardinino la dicotomia privato/pubblico e che prevengano la violenza e l’isolamento.
Per ora la giornata prevede un workshop sulla violenza nelle relazioni queer e un workshop sul consenso.
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Giovedì 1
CONFINI-PINKWASHING-OMONAZIONALISMO
Vogliamo continuare a riflettere su pratiche di autorganizzazione che combattano la strumentalizzazione della violenza di genere e dell’omolesbotransfobia in chiave razzista e islamofoba, la corporativizzazione e commercializzazione delle politiche froce e la celebrazione omonazionalista della “civiltà” di un’Europa che si vanta di promuovere l’emancipazione femminile e il rispetto delle minoranze sessuali ma poi pratica deportazioni e respingimenti di massa. Vogliamo organizzarci per costruire un movimento che metta al centro la lotta contro le frontiere tra i territori e i generi.
Per ora la giornata prevede: un momento sul pinkwashing di Israele; un momento sulle esperienze e sulla costruzione di pratiche di lotta che possiamo mettere in campo contro i confini in maniera intersezionale; una discussione su pinkwashing aziendale e del diversity management e su pinkwashing istituzionale (vedi Renzi e PD dopo la Cirinnà o dinamiche dei Pride).
Per finire, giochi da spiaggia: froce senza frontiere
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Venerdì 02
LAVORO-NON LAVORO, PRECARIETA’, REDDITO, WELFARE, SALUTE
In un mare di precarietà dilagante, mentre la nostra favolosità è messa a profitto e i nostri bisogni sono usati per fidelizzarci e sfruttarci sempre di più e sempre meglio, vogliamo continuare a costruire riflessioni e strategie di resistenza e conflitto dentro e contro il lavoro. Inoltre, sullo sfondo della distruzione del welfare e della avanzata delle (bio)politiche di controllo dei corpi, vogliamo continuare a interrogarci sulla diffusa necessità di costruire una politica delle soggettività che parta dal corpo, dalla sessualità e del benessere in una prospettiva transfemminista e queer. Per questo vogliamo riprendere a parlare dei percorsi che si stanno creando intorno alle consultorie queer (https://consultoriaqueerbologna.noblogs.org; http://www.fuxiablock.org/tag/queersultoria/).
Per ora la giornata prevede la prosecuzione del lavoro già iniziato dal tavolo accademia/attivismo (https://sommovimentonazioanale.noblogs.org/post/2015/07/28/attivismo-e-accademia-activism-and-academia/) e della discussione su e organizzazione delle pratiche di sciopero dei/dai generi (https://sommovimentonazioanale.noblogs.org/post/2014/11/13/sciopero-sociale-sciopero-dai-generi-dei-generi/)
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Sabato 03
PRATICHE
Sentiamo il bisogno di continuare a re-immaginare e costruire stili della militanza e pratiche politiche che ci corrispondano pienamente. Vogliamo arrivarci attraverso una riflessione su safety e cura e su ciò che consideriamo conflitto, ma anche sulle pratiche decisionali e le relazioni di potere che si possono instaurare nelle nostre reti.
Per ora la giornata prevede: un workshop sulle dinamiche di potere nei collettivi politici e una discussione sulle pratiche che ci vogliamo dare come movimento transfemminista frocio. La discussione sarà sulle pratiche nello spazio pubblico, non solo pratiche di piazza, ma anche di autorganizzazione, mutualismo, socialità diversa che mettiamo in campo. Vogliamo ragionare su come non ci siano pratiche simboliche, performative vs. pratiche conflittuali, e su come la performatività sia presente in qualsiasi pratica politica. Vogliamo mappare e discutere insieme esperienze nostre o altrui per ampliare il nostro ventaglio di pratiche transfemministe queer da utilizzare nelle nostre lotte.
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Anche se non saranno tra i focus di questa campeggia l’ANTIRAZZISMO, l’ANTIFASCISMO, l’ANTISESSISMO, l’ANTISPECISMO sono forme teoriche e di attivismo che la attraversano e su cui singolarità, collettivi e il sommovimento stesso si sono per diversi aspetti impegnate. I contributi e le soggettività che si rifanno a questi posizionamenti sono benvenute.
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La RESPONSABILITA’ del buon andamento della campeggia sul piano dell’organizzazione, del lavoro riproduttivo (cucina, pulizie), delle relazioni e della discussione politica è di tutt* e di ciascun*.
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La QUOTA di partecipazione non è il “prezzo” del nostro sgangherato pacchetto vacanze ma la cifra indicativa che ciascun* dovrebbe versare in media per coprire le spese di vitto, alloggio e logistica. Chi può permettersi di dare di più è pregato di farlo, chi non può permettersi questa cifra lo segnali nella mail di iscrizione. La campeggia avrà un bar interno dal quale speriamo di ricavare una somma sufficiente a venire incontro alle necessità di tutt* ed eventualmente rimborsare parte delle spese di viaggio a chi ne avesse bisogno.
ISCRIZIONI
Mandare una mail ENTRO IL 20 AGOSTO a campeggia@anche.no con le seguenti info:
nome collettivo e/o nome singolarità:
se collettivo, numero partecipanti:
data arrivo:
partenza da:
data ritorno:
ritorno a:
auto (sì=>quante/no):
totale giorni:
hai una tenda:
hai bisongo di un posto letto in bungalow (se sì, quanti posti): [i posti sono limitatissimi, quindi in bungalow andrà chi avrà veramente bisogno di dormire in un letto]
intolleranze/allergie/scelte alimentari (sì=>a che cosa/no):
mail e telefono di riferimento:
hai bisogno di un supporto economico (sì/no):
Portate una tenda, un sacco a pelo, gavette, bicchieri e posate per non usare plastica usa e getta. Possibilmente, usare saponi e shampoo biodegradabili.
La cucina della campeggia è vegana. Animali domestici benvenuti.
Indicazioni sul luogo e come arrivare vedere pagina FB AGRICAMPEGGIO DARWIN
Invitiamo a usare roadsharing per passaggi in macchina
http://www.roadsharing.com/ (meglio di bla bla car perchè non ti obbliga a prenotare online, pagare in anticipo ecc. e si può creare un evento per condividere il viaggio)
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Déclaration d’indépendance du peuple des Twisted Lands

Dichiarazione di indipendenza della Popola delle Terre StorteDeclaration of Independence of the People of Twisted Lands – Declaracão de independência da Pova das Terras Tortas – Declaraciòn de indipendencia de la Puebla Torcida

 

Nous vivons des heures sombres. De vieux hommes aux cheveux gris, les bras chargés de livres, sont disposés comme des pièces sur un échiquier et nous supplient de nous mettre vite à l’abri parce que la défaite de l’ordre rétro/hétérosexuel et la victoire de l’Internationale Queer sont imminentes. Et ils ont raison, ils ne trouveront pas d’abri.

Nous vivons des heures sombres. Il a fallu des mois de discussions agitées uniquement pour que les parlementaires décrètent qu’on pouvait transformer les queers en couples doux et dociles, mais sans gamins à élever. Cependant, bien avant qu’ils ne nous y autorisent, nous avions déjà créé et vécu au milieu de réseaux d’affects multiples faits d’amis, de camarades, de frères, de sœurs, de bébés, d’amants. Nous vivons des heures sombres. Les sociétés hétéropatriarcales et sexistes n’ont découvert la défense de la liberté des femmes que pour mieux diaboliser les musulmans et militariser les villes. Mais la lutte des femmes contre la violence masculine a toujours été auto-organisée. Les féministes, les migrants et les queers de tous bords marchent déjà ensemble pour détruire les frontières et passer librement d’un genre ou d’un territoire à l’autre.

Nous vivons des heures sombres. Dans certains lieux de travail, nous devons faire semblant d’être hétérosexuels, dans d’autres nous sommes obligés de sacrifier notre excentricité à notre employeur, d’effectuer des retouches pour répondre aux caprices du département marketing. Et même si une allure underground, lesbo-chic ou glamour gay booste les profits, nous sommes toujours payés une misère et nos vies restent précaires. Assez ! Alors que nous préparons le Printemps rose, affirmons-le : si nous devons vraiment nous vendre, alors c’est à nous de décider comment et d’en fixer le prix.

Nous les queers barbares, les créatifs exténués, les bonnes vieilles camionneuses, les vieilles reines du bal sans le sou, les trans* euphoriques, les mégères au foyer, les butchs ruinées, les putes surmenées, les mamies rebelles, les soustraitants précaires : nous sommes unis et nous proclamons au monde la… Déclaration d’indépendance des peuples des Twisted Lands. Nous sommes des pédés sauvages, des féministes en jachère, des fleurs trans*, clandestins et sincères : nous créons des généalogies et des liens de parenté au-delà des espèces.

Nous sommes des trans-écologistes, nous résistons à la radioactivité de la famille nucléaire en expérimentant des formes subversives d’affect, de plaisir, de solidarité, de relations. Nous sommes les guérillas de la lutte anale contre le capital.

Nous nous saisissons de la créativité des marques de mode. Désormais, les comtesses H&M et les reines Lulu Lemon (Repetto ?) devront s’habiller toutes seules. Créateurs et coiffeurs, stylistes et vendeurs, nous mettons en place des équipements éphémères pour l’enterrement de l’hétérosexualité obligatoire. Lesbiennes virtuoses du bricolage, nous arrêtons de vendre la marchandise de Home Depot (Castorama ?) en posant avec des perceuses, des scies et des marteaux. Au lieu de cela, nous les utilisons pour construire des espaces libérés de la compétition et de l’exploitation néolibérales. Nous avons déjà infiltré l’équipe éditoriale de la presse féminine, de la radio commerciale et de la télévision nationale-populaire. Nous interrompons cette émission sur les rôles sexués et la programmation de toutes nouvelles identités préconstruites pour annoncer un nouveau format : la Subversion.

Par les pouvoirs qui nous sont conférés, nous abolissons le culte de l’auto-emploi et l’obligation de transformer tout ce que nous sommes et tout ce que nous faisons en compétences marketables. Ma chatte est ma start-up ! Des miettes de reconnaissance que nous concèdent les entreprises et les politiques antidiscrimination, nous ferons des cookies. Quoi qu’il arrive, nous avons décidé de prendre le contrôle de toute la pâtisserie. Nous parlons en notre propre nom et nous reconnaissons, de manière autonome, des autres en chacun de nous.

Nous nous saisissons pour toujours de la connaissance que nous avons produite à l’Académie du capital pour la remettre en libre circulation. Nous ne serons plus un objet d’étude parce que nos vies ne peuvent se réduire à quelque théorie que ce soit : nous générons de manière autonome des connaissances « sur nous », sur les animaux humains et non-humains, et sur le monde. De manière collective et autonome, nous nous réapproprions nos corps, notre capacité à venir, à créer, à transformer.

Dans les espaces trans*féministepédé/queer de conseil entre pairs, nous déconstruisons et reconstruisons nos corps avec n’importe laquelle et chacune des prothèses physiques et chimiques que nous désirons, nous réinventons les standards esthétiques, les plaisirs, le concept de santé et nous subvertissons les pratiques de soin.

Dur Labeur : à l’occasion du Printemps rose nous déclarons l’abolition de l’exploitation par le travail. Nous mettons en place le Plan annuel queer qui nous donne un logis, l’électricité, l’eau, des roses, des gardénias et des fleurs pour le combat perpétuel de chacun, chaque cerveau et chaque nichon. Nous sommes fatigués de vivre dans des appartements laids et hors de prix : nous reprenons donc les basiliques, les palais, les immeubles abandonnés et les châteaux pour que tous les investissent. À chacun selon ses besoins, ses désirs, ses fantasmes.

Nous proclamons l’avènement de la décivilisation. Nous refusons la logique qui sépare les cultures « avancées » des cultures « arriérées » en prenant pour prétexte les « droits » des femmes ou des soi-disant « minorités » sexuelles. Nous remplaçons la ligne droite du progrès par des lignes obliques, par des lignes courbes, des pas de danse et des vagabondages.

Nous prenons toute la place qu’il nous faut. Firemen up in the trees meow, evictions ciao !

Nous, le peuple des Twisted Lands, envahissons l’espace public par excès de modes de vie autorisés et en opposition à ces derniers. Nous sortons des chambres noires, des salles de sport et de nos retraites rurales, nous déferlons depuis les espaces autogérés dont nous avons été chassés, les rues et les trottoirs, les espaces circonscrits dans lesquels ils ont voulu nous ghettoïser. Nous convergeons vers des espaces communs en perpétuelle expansion. Nous contaminons chaque endroit de notre Fabulosité : chaque rue, chaque boulevard, chaque coin utile pour redessiner la géographie de nos désirs et de nos plaisirs. Ils voulaient qu’on fasse la poussière à la maison? Ils nous trouveront dans la rue à disperser les cendres des rôles genrés.

Nous sommes le grain de sable dans les rouages du capital. Rejoins-nous et prends ton pied avec nous !

texte écrit samedi 21 mai 2016 à Bologne, Italie par NatioAnal TransFeministLezzyFaggy

Demo traduit et édité par NDQUV groupe ouest

WE CUM EVERYWHERE! Self-organized Spaces, Bodies and Desires

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Posted in Lotta anale contro il capitale: VENIAMO OVUNQUE la prima manifestazione nazioAnale TransFemministaQueer - Bologna, 21 maggio 2016, Verso il 21, materiale nazioAnale | Tagged , , , , , , , | Leave a comment