Asterischi alla campeggia

Report/contributo dello spazio Asterischi alla sedimentazione del lavoro della campeggia 2017

Nella campeggia 2017 si sono tenute due riunioni non miste del gruppo asterischi (persone trans*, non binary, in questionamento e altro), e un workshop aperto a tutt* preparato da asterischi, privo di titolo (…) e descritto nel programma in questo modo:

De-genderizzare le pratiche sessuali, decentrarsi dalla genitalità, risignificare/sessualizzare in modo sovversivo le varie parti dei nostri corpi, scoprire nuovi modi di usarle: qualcosa da cui possiamo trarre godimento tutti/e/u e tette, e non solo le persone trans/non binarie/in questionamento…

In questo documento non “reportiamo” integralmente il workshop nè tantomento le riunioni non mista di asterischi, ma gli aspetti emersi sia dal ws che dalle riunioni asterischi che ci sembrano contribuire e potersi intrecciare meglio con tutta la riflessione delle due giornate su salute corpi consultorie della campeggia 2017 e portare a ulteriori sviluppi.

Continue reading

Posted in campeggia 2017, sciopero dei/dai generi | Commenti disabilitati su Asterischi alla campeggia

Il lavoro del genere nel lavoro precarizzato e nella costruzione dei generi trans*

Pubblichiamo il testo dell’intervento di Olivia/Roger Fiorilli e Alessia Acquistapace al seminario Per amore o per soldi. Lavoro domestico, sessuale e di cura dentro e fuori dal mercato (Università di Modena e Reggio Emilia, 13-14 giugno 2016)

“Tracce di autoinchiesta sul ‘lavoro del genere’ nel lavoro precarizzato e nelle relazioni trans*”

L’intervento si basa sul lavoro di autoinchiesta del SomMovimento NazioAnale e su una riflessione iniziata all’interno della Consultoria Transfemminista Queer di Bologna, oltre che sul lavoro di ricerca delle relator*.

lavoro del genere PDF

Posted in General | Commenti disabilitati su Il lavoro del genere nel lavoro precarizzato e nella costruzione dei generi trans*

Femminismo puttana. Sex work e sciopero dai generi.

Riceviamo e diffondiamo con piacere:

Traduzione del testo “Feminisme Pute” scritto dallo STRASS (Syndicat du TRAvail Sexuel).

Femminismo puttana

Questo testo è stato presentato alla Sorbona in occasione della Giornata Internazionale per i Diritti delle Donne. Lo STRASS è stato invitato dal Block Offensif Antisexiste (BOA), collettivo di studenti femministe, a rispondere alla domanda:

Come riappropriarsi del proprio corpo in quanto donne o minorità di genere in una società
capitalista, sessista e patriarcale?

In un periodo di rimonta del femminismo istituzionale che giudica la nostra attività e condanna a rotazione sia la “sgualdrina”, sia la “vittima” sia il cliente “prostitutore”, la nostra lotta per il riconoscimento del lavoro sessuale, soprattutto in quanto donne cis e trans, deve essere guidata non solamente dalla nostra esperienza personale, ma anche da una riflessione storica sul legame tra la lotta femminista contro la dominazione patriarcale delle donne e il lavoro sessuale. L’analisi che segue permette di mettere in luce l’importanza delle lotte femministe intersezionali nella riappropriazione del nostro corpo e dei nostri diritti e di leggere il modo in cui il femminismo istituzionale dedito all’Uguaglianza Uomo-Donna – nel suo tentativo di esercitare un controllo sulle
minoranze e sui nostri diritti e sui nostri corpi e di dettare la sua “visione della dignità” – esercita sulle lavoratrici del sesso una dominazione identica a quella patriarcale.

Per definire quello che potrebbe essere un femminismo che parte dai nostri vissuti di sex worker, che potremmo anche chiamare “femminismo puttana”, affronteremo 3 elementi di riflessione:

-1) rendere visibili i servizi sessuali come lavoro che le donne sono costrette a svolgere nel
sistema patriarcale e nel sistema capitalista

-2) comprendere il ruolo dell’insulto “puttana”, della “puttanofobia” o dello “stigma della
puttana” come forme di controllo sessista sul corpo delle donne

-3) considerare il sex work come lavoro di genere: considerare come lavoro la performance della femminilità nella vita di tutti i giorni, sia sul lavoro e compreso sia nella sfera definita privata e “fuori dal lavoro”.

Il lavoro sessuale come lavoro

Le prime organizzazioni di lavoratrici del sesso sono nate negli anni ‘70, nell’ondata dei movimenti delle donne di quel periodo. In quel momento, delle militanti e teoriche femministe hanno analizzato la divisione sessuale del lavoro, soprattutto attraverso l’esempio del lavoro domestico relegato nella sfera privata, e reso invisibile da formulazioni quali “la mamma non lavora perché sta a casa a occuparsi dei bambini”.

In paesi come l’Italia, il Quebec o il Regno Unito, gruppi di donne hanno rivendicato il reddito per il lavoro domestico per denunciare questa ingiunzione al lavoro gratuito.
Nel 1975, nel momento in cui le prostitute francesi occupano le chiese per protestare
contro le leggi repressive che subivano, il collettivo inglese delle prostitute (l’English Collective of Prostitutes) stringeva alleanze con il movimento in favore del reddito per il lavoro domestico.

Tra queste femministe, Selma James e Silvia Federici hanno rivendicato il riconoscimento della prostituzione come lavoro, ritenendo che i servizi sessuali facciano anch’essi dei compiti che spettano “naturalmente” al ruolo definito femminile della sposa e della madre. Queste femministe sostenevano che il movimento delle prostitute, rendendo visibile la prostituzione come lavoro, aiutava l’insieme delle donne, che potevano così meglio negoziare, per il proprio piacere e interesse, le condizioni di questa imposizione alla sessualità, o per rifiutarla più facilmente. Questa ingiunzione a rendere dei servizi sessuali agli uomini è un tratto considerato come universale.

È in ogni caso la conclusione della ricerca dell’antropologa Paola Tabet che ha
teorizzato quello che ha chiamato il “continuum dello scambio economico-sessuale”. Per
riassumere, Tabet osserva che in tutte le società che ha studiato, le donne sono private della maggior parte delle ricchezze e dei mezzi di produzione detenuti in generale dagli uomini. Per vivere o sopravvivere, sono costrette a utilizzare il loro sesso e la loro sessualità come mezzo di scambio con gli uomini per accedere alle risorse o ai vantaggi come la sicurezza o una migliore posizione sociale. All’interno di questo continuum si situa la prostituzione, ma anche, in ugual misura, la maggior parte delle istituzioni del patriarcato che disciplinano e inquadrano le possibilità di incontri sessuali tra donne e uomini, ossia: il matrimonio, la coppia o gli appuntamenti amorosi.

Le prostitute non sono più quindi una categoria a parte dalla altre donne, ma sono esposte ad un’oppressione comune attraverso l’estorsione di servizi sessuali.
In cosa la nostra oppressione sarebbe specifica rispetto a quella delle altre donne? Ci arriveremo nel secondo punto.

La puttanofobia o lo stigma della puttana

La psicologa Gail Pheterson, altra grande femminista alleata dei movimenti delle prostitute dagli anni ‘70, ha analizzato i rapporti donne/uomini attraverso quello che ha denominato “prisma della prostituzione”. In seguito ai lavori di Tabet, Pheterson definisce la prostituzione come differente dalle altre forme di scambio economico-sessuale in quanto parte stigmatizzata e illegittima del continuum. La ragione di questa stigmatizzazione risiede nel fatto che, nella prostituzione, le donne osano esigere un compenso finanziario o materiale per i servizi sessuali resi e che, facendo ciò, si
rende visibile il fatto che si tratterebbe di un lavoro e non di un quadro di scambi “naturali”.
Pheterson mostra, tuttavia, che lo “stigma della puttana” non riguarda solo le prostitute ma è un’arma del patriarcato contro tutte le donne. Infatti, la stigmatizzazione della figura della prostituta, permette di creare una identità di genere separata all’interno della classe delle donne, che ha come funzione l’essere un contro-modello agli status legittimi, per esempio, della sposa o della madre. Le donne sono così divise schematicamente nel patriarcato tradizionale in due blocchi principali, a seconda del tipo di lavoro sessuale al quale sono assegnate: lavoro sessuale di riproduzione o lavoro sessuale che ha come finalità la produzione di piacere e divertimento (ovviamente maschile).

Questi due modelli di lavoro sessuale sono distinti perché gli uomini vogliono assicurarsi della trasmissione dei loro geni e del loro cognome, limitando quindi lo scambio sessuale delle donne a un solo uomo nella sfera privata o estendendola a tutti gli uomini
nella sfera pubblica.
L’insulto “puttana” non serve solo a stigmatizzare le lavoratrici del sesso ma anche tutte le
iniziative, i gesti di autodeterminazione, le le forme di ribellione, le forme di trasgressione di genere delle donne, in particolare il fatto di occupare gli spazi pubblici e notturni riservati tradizionalmente agli uomini, dove sono tollerate solo le “troie” disponibili per il loro divertimento.
Di fronte allo stigma della puttana, la strategia femminista “mainstream” è di incitare le donne a distinguersi il più possibile dalla categoria “puttana”, andando fino a cercare di abolirla. Tuttavia, finché la struttura economica del patriarcato e del capitalismo persisterà, ci saranno sempre delle donne che avranno bisogno, o troveranno interesse, a guadagnare soldi tramite il lavoro sessuale. Al posto di lottare contro la stigmatizzazione, l’approccio abolizionista ha piuttosto la tendenza a rinforzarla e a mantenere la dicotomia tra “donne normali” e “donne particolari”.
Una strategia per lottare contro la stigmatizzazione è stata quella di coniare il termine “lavoro sessuale” al posto di prostituzione. Questo termine ha come vantaggio, come si è visto, di denaturalizzare l’assegnazione ai servizi sessuali e di rendere visibile questo compito come lavoro.
Questa espressione permette anche di riconoscere la capacità di agire delle donne, e di organizzarsi per esigere dei diritti e protezioni conquistati dai movimenti operai. Infine, permette di riunire diverse categorie di lavoratrici del sesso in maniera più ampia di quanto faccia la prostituzione tradizionale, forme che sono solitamente isolate e divise secondo le loro modalità di lavoro.
Un’altra strategia di lotta contro lo stigma della puttana è quella di riappropriarcene
orgogliosamente. Quando diciamo che siamo delle puttane e che ne siamo fiere, non portiamo l’attenzione sulle condizioni di esercizio del lavoro sessuale o sui nostri sentimenti riguardo a questo. Qualunque siano le nostre esperienze, buono o cattive, sia che amiamo sia che detestiamo il nostro lavoro, non dobbiamo giustificarcene. Quello che noi diciamo tramite questo messaggio di fierezza, è che mai ci lasceremo ridurre dalla vergogna o dal silenzio, perché come vedremo adesso nel terzo e ultimo punto, lo stigma della puttana ha anche come scopo di impedirci di rivelare quello che sappiamo sui rapporti di genere attraverso la nostra esperienza di confronto quotidiano con gli
uomini.

Il lavoro sessuale come lavoro di genere

Una parte importante del lavoro sessuale consiste nel performare il genere, perché lo spazio della sessualità è uno di quegli spazi dove le possibilità di espressione di genere diventano più numerose, soprattutto nelle industrie del sesso contemporanee e mondializzate, risultato del liberalismo, dove le domande si diversificano  e dove le fonti d’accesso a certe forme di servizi sessuali come la pornografia si democratizzano.

Il lavoro sessuale evolve in effetti come il resto della società, in negativo ma qualche volta in positivo, in particolar modo grazie all’apporto delle femministe e delle correnti dette “pro-sex” che provano a cambiare i mestieri del sesso dall’interno. Benché le
espressioni di tipi di femminilità (o di mascolinità) siano le più diverse e maggiori libertà siano possibili soprattutto con lo sviluppo delle “nicchie commerciali” , certe rappresentazioni di genere possono essere anche molto più rigide e stereotipate. In ogni caso, è evidente a molte lavoratrici sessuali che la sessualità, la seduzione o le emozioni che mettono in campo appartengono a un lavoro di produzione di una femminilità.
Quando si è femministe puttane e si lavora con la sessualità, si osserva forse più rapidamente e facilmente la fatticità del genere e della femminilità che si performa nel quotidiano. Il trucco, il vestiario, gli accessori, tutta una serie di supporti materiali vengono a volte a sostenere un edificio totalmente costruito al servizio delle fantasie e delle rappresentazioni. Ma a forza di performare questa femminilità nel contesto del lavoro, diventa a volte meno sopportabile farlo al di fuori di esso, e per di più, gratuitamente. Perché dover essere ben vestite, sexy, dover sorridere, prestare
attenzione e pazienza alla conversazione degli uomini se non ci pagano per farlo?
Altra osservazione, questa mobilitazione della femminilità non è unicamente comune alle lavoratrici sessuali. In molte abbiamo svolto altri lavori nei quali dovevamo fare attenzione al nostro aspetto, al nostro abbigliamento, ai nostri comportamenti. Inoltre, anche nelle più alte sfere del potere si esige per esempio che le donne politiche siano ben vestite, o che subiscano ogni sorta di commento sul loro aspetto fisico o le emozioni che esprimono o non esprimono pubblicamente. E anche lì si ritrova una parte del lavoro specifico che le donne sono tenute a realizzare gratuitamente. In effetti, le donne non sono pagate meglio degli uomini quando devono passare dei minuti supplementari a “prepararsi” per “presentarsi” al lavoro, quando devono rispondere alle esigenze di un lavoro
emozionale che non è richiesto allo stesso modo agli uomini. In generale, le donne sono molto meno pagate.
Per ritornare al lavoro sessuale, quello che esso rivela è anche la produzione della mascolinità da parte dei clienti uomini. Come alcune femministe della “cura” hanno sottolineato, il lavoro sessuale è un lavoro di cura, che si situa nel quadro generale del lavoro della riproduzione sociale. Ciò significa che affinché gli uomini siano performanti al lavoro, nel lavoro della sfera pubblica considerato come produttivo e che è retribuito, essi possano contare sul lavoro gratuito e invisibile delle donne, o su quello delle professioniste della cura e dell’attenzione, che in generale sono altre donne. In questa maniera, la mascolinità forte e performante nella sfera pubblica, si rivela invece fragile, da consolare e da confortare attraverso il lavoro di attenzione e di cura, tra cui il lavoro sessuale.
I testi della scrittrice e prostituta Grisélidis Réal rivelano in gran parte questa “fragilità maschile” attraverso la sessualità. Un uomo che deve mantenere un ruolo sociale, tanto più se si tratta di una posizione di potere, non può permettersi che siano esposti eventuali comportamenti sessuali in contraddizione con quello che rappresenta. Essere penetrati sessualmente, farsi pisciare addosso, essere sottomessi, non essere considerati come performanti sessualmente, non riuscire a farselo diventare duro a comando, avere una sessualità che non permette di fare dei figli e quindi di essere produttivi e riconosciuti come padri. Tutte queste cose possono essere fatte con una lavoratrice
sessuale che garantisce di non giudicare. Inoltre, come abbiamo visto, la stigmatizzazione della puttana permette di impedire qualsiasi espressione da parte sua, o di invalidare la sua parola nel caso in cui quest’ultima non resti in silenzio.

Per concludere, e per dare delle prospettive più concrete su quello che noi viviamo attualmente, la penalizzazione dei clienti (n Francia il 13 aprile 2016 è entrata in vigore la legge che penalizza i clienti) non permette di rovesciare i rapporti di genere. Ci riporta invece all’ingiunzione ad una sessualità detta gratuita e naturale, senza renderci conto o negando la parte di lavoro che pesa ancora sul corpo delle donne. La stigmatizzazione non diminuisce – tutto il contrario! – perché siamo spinte alla vergogna e al pentimento attraverso un “percorso di uscita dalla prostituzione” che è l’unica possibilità per la nostra condizione. Nessuno strumento reale è messo in campo per permettere di migliorare le nostre condizioni economiche e per rifiutare lo sfruttamento del lavoro. Ci fanno capire solo che è preferibile farsi sfruttare altrove che nel lavoro sessuale. La penalizzazione ha ironicamente ridotto ancora di più il nostro potere, addirittura ha invertito il rapporto di forza in favore dei clienti, perché ci ha precarizzate esponendoci all’obbligo di accettare degli uomini o delle condizioni che prima potevamo rifiutare.

Per riappropriarci del potere sui nostri corpi, per lottare contro le violenze e lo sfruttamento, noi continuiamo a credere che un approccio sindacale sia più efficace degli interventi “polizieschi” e detentivi dello stato. Noi continuiamo a credere in un femminismo basato sull’autodeterminazione delle donne, che non vanifichi la loro parola né le infantilizzi. Noi crediamo anche che rendere visibile il lavoro delle donne è il miglior strumento per permettere e organizzare infine lo sciopero delle donne.

Link al testo originale: http://strass-syndicat.org/feminisme-pute/

Posted in sciopero dei/dai generi | Tagged , | Commenti disabilitati su Femminismo puttana. Sex work e sciopero dai generi.

CAMPEGGIA TRANSFEMMINISTA QUEER DEL SOMMOVIMENTO NAZIOANALE – 22-27 agosto 2017

22- 27 AGOSTO 2017
Casa Galeone, Contrada Asola 2, Potenza Picena (Mc)

Programma

\\\ Martedì 22 Agosto \\\

>In serata: Assemblea iniziale
Questioni logistiche
Condivisione delle proposte fuori programma

\\\ Mercoledì 23 Agosto \\\

> h11 – Incontro “Asterischi”. Gruppo formato da persone trans MtF e FtM, Ft*, Mt*/persone non-binarie/genderqueer/in-questionamento/non-cis/***. Assemblaggio eterogeneo che condivide la voglia di confrontarsi su un piano intimo e personale e di mettere in gioco i vissuti. Al momento questo gruppo non ha nome si autodefinisce ironicamente “gruppo asterischi”. Chiunque fosse interessat* a partecipare è benvenut* purché si stia interrogando sul proprio genere su un piano intimo/vissuto e non puramente intellettuale.

> Ore 14.00-19.00: *** Strategie di resistenza al sistema delle frontiere, alle retoriche di sicurezza e decoro, all’omonazionalismo ***

I recenti decreti Minniti-Orlando inneggiano al decoro e ad una stretta repressiva e securitaria finalizzata alla selezione minuziosa di chi sta dentro e chi sta fuori, di chi è assimilabile a un ideale fittizio di normalità, produttività e docilità e di chi deve essere respinto ai margini della società, invisibilizzato, recluso nel cosiddetto sistema di accoglienza e infine espulso (o direttamente espulso oltre i confini europei). In questo modo, si va restringendo costantemente la platea dei soggetti socialmente accettabili.
Come donne, lesbiche, frocie da sempre siamo abituate ad essere categorizzate in base alle nostre identità tra ‘perbene’ e ‘permale’, ove chi è ritenuta perbene è degna di diritti e visibilità, mentre chi è permale, non è cittadin* e non ha il permesso di soggiorno è marginalizzabile ed espellibile.
In questa giornata ci prenderemo uno spazio per condividere strategie di resistenza e attraversamento delle città sempre più militarizzate e invivibili, per decostruire l’immagine buonista “dell’Italia che accoglie” e smascherare la complicità tra istituzioni politiche, religiose, potere economico e sistema di accoglienza.
Ci prenderemo uno spazio inoltre per provare a leggere le intersezioni che viviamo sui nostri corpi e nelle nostre vite, e il nostro privilegio, perché è fondamentale lavorare sul fatto che i movimenti transfemministi e queer in Italia sono attraversati soprattutto da persone bianche e europee.

Workshop:

– Transfemminismo e privilegio bianco. Decolonizzare le nostre lotte.
– Lettura critica del sistema di accoglienza – Istituzioni/complicità – Strategie di relazione
– Approfondimento e lettura critica dei Decreti Minniti-Orlando
– Pratiche di resistenza e attraversamento delle città del decoro

> Ore 20.00 – 23.00: Assemblea

\\\ giovedì 24 Agosto\\\

> Ore 14.00-19.00: *** Consultorie Transfemministe queer (1) ***

Come Sommovimento NazioAnale abbiamo attraversato la grande giornata di sciopero mondiale delle donne dell’8 marzo 2017 con lo sciopero dei/dai generi e abbiamo cercato di moltiplicare in ogni dove le consultorie queer – che in questi anni abbiamo costruito in varie città. Le amministrazioni comunali e le forze dell’ordine hanno sgomberato queste esperienze appena pochi giorni dopo, ma la forza dei processi e progetti attivati in quelle poche ore non è stata interrotta, ma solo rallentata. Per questo motivo, abbiamo scelto di dedicare le due giornate centrali di questa campeggia proprio al progetto delle consultorie, condividendo desideri e bisogni che ci spingono a voler costruire e diffondere il più possibile queste esperienze.
Le consultorie che abbiamo creato e che vogliamo far proliferare ovunque sono laboratori permanenti di decostruzione dei generi e delle sessualità a partire dall’incontro tra differenti soggettività, spazi di ripoliticizzazione della questione del genere, della sessualità, delle relazioni e del benessere, luoghi di costruzione di autorganizzazione e di resistenza ai dispositivi di controllo delle nostre vite e alla violenza. Luoghi s-confinati dove l’intersezione delle forme di discriminazione sulle nostre vite possa essere smascherata e combattuta insieme, come luoghi di costruzione di alleanze e di “safety”.

Workshop:

– Corpi, desideri, consenso: in seguito alla necessità emersa all’interno del Sommovimento di uno spazio/tempo in cui dedicarsi alla riflessione politica sul/col corpo per alternare i momenti di confronto verbale a quelli di scambio fisico, il workshop si propone di risignificare la questione della cura e della fiducia attraverso l’ascolto del corpo e la sperimentazione della sessualità in uno spazio transfemministaqueer costruito collettivamente come safe, cercando di capire i limiti, propri e dell’altr*, attraverso il consenso e l’espressione del desiderio. Portare corde, sex toys e oggetti erotici improvvisati, foulard.
– GPA
– De-genderizzare le pratiche sessuali, decentrarsi dalla genitalità, risignificare/sessualizzare in modo sovversivo le varie parti dei nostri corpi, scoprire nuovi modi di usarle: qualcosa da cui possiamo trarre godimento tutti/e/u e tette, e non solo le persone trans/non binarie/in questionamento…

>Ore 20.00 – 23.00 > Workshop in plenaria: Violenza nelle relazioni non etero

\\\ venerdì 25 Agosto \\\

*** Consultorie (2) ***

> Ore 14.00-19.00 Workshop:

– Precarietà: strumenti per leggerla e combatterla attraverso le consultorie
– Pratiche materiali nelle consultorie
– Autosomministrazione dell’ Autoinchiesta prodotta dalla consultoria transfemminista queer di Bologna

>Ore 20.00: Assemblea

\\\ Sabato 26 Agosto \\\

> Ore 14.00-19.00:

Fin dagli esordi del Sommovimento abbiamo analizzato criticamente i processi di valorizzazione capitalistica delle soggettività, e i meccanismi attraverso i quali il neoliberismo sfutta ed estrae profitto dalle vite queer/precarie all’interno dell’economia della promessa. Così come il lavoro riproduttivo delle donne – reso obbligatorio, gratuito e naturalizzato per le assegnate donne, come specifica forma di lavoro del genere femminile – era il cuore dell’accumulazione dell’economia fordista, la messa al lavoro dei generi (etero o queer) si è allargata a gay, lesbiche e trans attraverso il diversity management e l’inclusione differenziale nel ciclo di valorizzazione della vita di tutte le soggettività prima stigmatizzate ed escluse. I saperi, le forme di vita, di relazione, i generi che tanto faticosamente costruiamo con le nostre lotte e immaginazioni collettive, le stesse forme dell’attivismo sono continuamente riappropriate e immesse, dopo essere state desessualizzate e spoliticizzate, nel circuito culturale, sociale ed economico attraverso forme di pinkwashing da parte di movimenti neutri, associazioni mainstream e istituzioni. Un discorso a parte merita l’accademia con il suo ruolo ambiguo nell’espropriazione dei saperi e dell’attivismo.
Mentre noi, sotto il ricatto della precarietà e privat* di spazi di agibilità politica abbiamo sempre più difficoltà a riprodurre le nostre esperienze di autorganizzazione, il capitalismo rainbow (ci) rivende a caro prezzo il prodotto delle lotte transfemministe e queer sotto forma di merce, feticcio o riconoscimento normalizzante.
Come ci riappropriamo della ricchezza e del valore queer che produciamo? Come lo redistribuiamo attraverso forme di mutualismo a sostegno delle lotte per il reddito di autodeterminazione? Come ripensiamo le forme di sciopero dei generi e dai generi per renderlo permanente? Come costruiamo circuiti di produzione e circolazione autonoma di saperi transfemministi queer?

Workshop:

– Sostenibilità dell’attivismo e delle nostre esperienze di lotta
– Forme di sostenibilità collettiva delle nostre vite e autorganizzazione
– Altre intimità – Forme di sostenibilità “privata”
– Produzione autonoma di sapere transfemminista queer

> Ore 20.00 – 23.00: Assemblea

\\\ Domenica 27 agosto \\\

>Dalle 10.00
Plenaria conclusiva

—————————-INFO LOGISTICHE———————————–
La campeggia si terrà a Casa Galeone, contrada Asola 2, Potenza Picena (MC).

Anche se non saranno tra i focus di questa campeggia l’ANTIRAZZISMO, l’ANTIFASCISMO, l’ANTISESSISMO, l’ANTISPECISMO sono forme teoriche e di attivismo che la attraversano e su cui singolarità, collettivi e il sommovimento stesso si sono per diversi aspetti impegnate. I contributi e le soggettività che si rifanno a questi posizionamenti sono benvenute.
**************************@@@@@@@**************************
La RESPONSABILITA’ del buon andamento della campeggia sul piano dell’organizzazione, del lavoro riproduttivo (cucina, pulizie), delle relazioni e della discussione politica è di tutt* e di ciascun*.
**************************@@@@@@@**************************
Se volete proporre un’attività durante la campeggia, potete scrivere a campeggia@anche.no con oggetto PROPOSTE CAMPEGGIA, specificando di che tipo di attività si tratta, quanto dura, di che materiale c’è bisogno, e qual è il contenuto dell’attività proposta.
Tutte le attività proposte saranno discusse durante l’assemblea di apertura, martedì 22 agosto, in maniera tale che l’intera assemblea decida rispetto alla realizzazione o meno della discussione/workshop.
**************************@@@@@@@**************************

Posted in campeggia 2017, General | Tagged | Commenti disabilitati su CAMPEGGIA TRANSFEMMINISTA QUEER DEL SOMMOVIMENTO NAZIOANALE – 22-27 agosto 2017

Froce Terrone Indecorose e Incazzatu…sui fatti del Pride a Bari

Pubblichiamo il comunicato di un gruppo di compagnu Transfemministe queer di Bari sugli episodi di violenza, machismo, sessismo e omolesbotransfobia agiti da sedicenti “compagni” durante il Pride a Bari e nella festa subito dopo.

A seguire anche il comunicato del Laboratorio Smaschieramenti e della Laboratoria Transfemminista Transpecie Terrona Napoli perchè a Bari c’eravamo tutt@, chi fisicamente, chi col cuore, chi nell’investimento politico.

Continue reading

Posted in General | Tagged , , , | Commenti disabilitati su Froce Terrone Indecorose e Incazzatu…sui fatti del Pride a Bari

SAVE THE DATE: CAMPEGGIA TFQ 2017

CAMPEGGIA TRANSFEMMINISTA QUEER DEL SOMMOVIMENTO NAZIOANALE
22- 27 AGOSTO 2017

programma completo qui




————————————-INFO LOGISTICHE———————
La campeggia si terrà a Casa Galeone, contrada Asola 2, Potenza Picena (MC)

Approfondiremo:

*** Strategie di resistenza al sistema delle frontiere, alle retoriche di sicurezza e decoro, all’omonazionalismo ****** Consultorie Transfemministe queer ****** Precarietà***

Workshops

Privilegio e Decolonizzazione delle nostre lotte, Lettura critica del sistema di accoglienza – Istituzioni/complicità – Strategie di relazione, Approfondimento e lettura critica dei Decreti Minniti-Orlando, Pratiche di resistenza e attraversamento delle città del decoro, Corpi, desideri, consenso, GPA, Spazio Asterischi Non Binary, Violenza nelle relazioni non etero, Precarietà: strumenti per leggerla e combatterla attraverso le consultorie, Pratiche materiali nelle consultorie, Sostenibilità dell’attivismo e delle nostre esperienze di lotta, Forme di sostenibilità collettiva delle nostre vite e autorganizzazione, Altre intimità – Forme di sostenibilità “privata”, Produzione autonoma di sapere transfemminista queer…

Posted in campeggia 2017 | Tagged | Commenti disabilitati su SAVE THE DATE: CAMPEGGIA TFQ 2017

Gran fieston del Sommovimento NazioAnale

In occasione della 3 giorni del Sommovimento NazioAnale abbiamo deciso di fare festa tuttu insieme allo spazio delle Cagne Sciolte il 2 giugno e dissacrare la festa della repubblica italiana.

Al posto delle parate militari i nostri corpi strabordanti e goduriosi.

La serata servirà a finanziare l’organizzazione della Campeggia estiva di quest’anno.

Posted in General | Commenti disabilitati su Gran fieston del Sommovimento NazioAnale

SCIOPERO! Comunicata delle transfemministe in sciopero dalla conferenza CIRQUE (L’Aquila, 31 marzo-2 aprile 2017)

Riceviamo & pubblichiamo dall* scioperanti della conferenza CIRQUE.

[Questo comunicato nasce come testo bilingue.  Versione bilingue/bilingual version here. Versione solo inglese/only-english version here.]

 

Siamo trans*, lesbiche, camioniste, ricchioni, femministe, persone trans-queer nere. Siamo ricercatrici senza stipendio o con stipendi intermittenti, attivist*, performer, traduttrici, professori a tempo indeterminato cui l’accademia neoliberale rende la vita impossibe perchè troppo critici, troppo emotiv*, troppo soggettiv* o troppo “di nicchia”. Proveniamo da contesti geografici e culturali diversi.

Sentiamo l’urgenza e il bisogno di condividere il racconto di come, all’interno di una conferenza accademica politicamente problematica come ce ne sono tante, ma forse un tantino peggio delle altre, ha preso corpo quella che per noi è stata una forma di SCIOPERO dal lavoro accademico precario, ma anche dal surplus di sfruttamento e alienazione che subiamo in quanto lavoratrici/-tori trans, lesbiche, froce, razializzate dell’industria accademica e della produzione culturale. Uno sciopero che vediamo in profonda connessione con lo sciopero internazionale delle donne dell’8 marzo.
Di tentativi di depoliticizzazione e appropriazione del queer ne abbiamo visti e ne vediamo tanti. Bisogna dire però che quello portato avanti nella conferenza organizzata a L’Aquila dal CIRQUE (Centro Interuniversitario di Ricerca Queer) dal 31 marzo al 2 aprile scorsi si è distinto per la sfacciataggine, la pretesa di legittimità, la violenza e la particolare rozzezza dell’operazione.

Così l’ultimo giorno della conferenza, esasperat* e stanch*, abbiamo scioperato dai panel ufficiali nei quali eravamo attes* chi come speaker, chi come pubblico: abbiamo occupato un’aula, e ci siamo pres* il tempo e lo spazio fisico e simbolico per una sessione di discussione transfemminista autonoma e autogestita.

Uno spazio in cui discutere fra soggettività diverse ma unite dal mutuo riconoscimento e dalla pratica politica del posizionamento. Uno spazio per far avanzare il nostro pensiero e con esso le nostre lotte. Uno spazio in cui non essere sempre riportat* indietro dall’ignoranza del privilegio dei gruppi dominanti.

In questo modo, abbiamo scioperato dal lavoro pedagogico e di cura delle classi dominanti, quel lavoro non riconosciuto e non pagato che ci viene richiesto come dovuto ogni volta che subiamo violenza fuori e dentro l’università: ogni volta che ci si aspetta che spieghiamo con pazienza al povero etero pieno di buone intenzioni (o gay-cis bianco, o qualunque altra posizione di privilegio si dia nella specifica situazione) perché un certo comportamento ci offende ed è politicamente problematico; ogni volta che dobbiamo supplire all’ignoranza o soddisfare la curiosità delle persone “normali” come condizione per farci “accettare” – una situazione in cui la conferenza CIRQUE ci ha messo innumerevoli e insopportabili volte.

Abbiamo scioperato interrompendo l’estenuante lavoro di cura delle pubbliche relazioni che dovrebbe servire a farci avere un domani l’ennesimo contratto sottopagato (forse). Ci siamo pres* invece il tempo e lo spazio per prenderci cura collettivamente di noi e dei nostri bisogni (e ne avevamo bisogno, dopo tutto quello che avevamo dovuto subire!).

Ci siamo sottratt* al dovere di “farci vedere”, dando invece consistenza e visibilità a tutto il lavoro invisibile che in continuazione dobbiamo ri-produrre.

Abbiamo smesso di competere e sgomitare per ottenere il riconoscimento del nostro lavoro e ci siamo pres* uno spazio in cui scambiarci orizzontalmente riconoscimento e conoscenze basate sui nostri vissuti.

Questo spazio ce lo siamo preso e lo abbiamo difeso. Alcuni organizzatori della conferenza si sono presentati nella candida convinzione che anche quel tempo e quello spazio fossero destinati a interagire con loro; per loro era impossibile immaginare che lì, in quel momento, i privilegi potessero essere nominati, le relazioni di potere sfidate, la pedagogia interrotta, fino a farli sentire a disagio, fuori luogo, insopportabili, espulsi e farli uscire dalla stanza.

Chiediamo migliori condizioni per il lavoro produttivo, affettivo e di cura non riconosciuto che svolgiamo per l’accademia. Già dobbiamo combattere quotidianamente contro le molteplici forme di oppressione che subiamo nella società: non abbiamo più intenzione di doverci ritagliare faticosamente il nostro spazio e svolgere questo lavoro di pedagogia continua anche in un ambiente che si proclama ‘friendly’ e ‘progressista’, e che invece si rivela ostile e violento.

Il nostro sciopero è uno sciopero contro la violenza epistemologica, contro il lavoro gratuito di spiegazione di sé e di educazione delle classi dominanti che ci viene estorto, contro la precarietà, lo sfruttamento e l’oppressione imposta alle lavoratrici/lavoratori della conoscenza, contro il razzismo, l’islamofobia e il pinkwashing. Ma se scioperiamo contro queste cose è perché hanno delle conseguenze materiali sulle nostre vite di persone queer, trans, precarie ben oltre l’università.

Grazie alla solidarietà e alla creatività che ci hanno permesso di trasformare almeno in parte l’esasperazione, la rabbia e il dolore in un momento di resistenza, le nostre ferite stanno guarendo. Noi stiamo guarendo, ma perché chi ci ha ferito non sente il bisogno di mettersi in discussione e non viene messo di fronte alla responsabilità delle proprie azioni? Noi non staremo zitt*.

Il pensiero queer (o frocio, lesbico, ricchione..) e trans dentro e fuori dall’accademia è radicato nelle vite froce, nasce dai movimenti, e deve essere a supporto delle nostre vite e delle nostre lotte.Non possono fermarci: resistiamo, scioperiamo, cospiriamo. Il patriarcato cis-sessista-abilista-capitalista-bianco-maschio-eterosessuale cadrà a pezzi e morirà e al suo posto sorgerà un meraviglioso mondo transfemminista queer.

***

Per saperne di più: alcune “perle” dalla conferenza cirque…
Continue reading

Posted in General | Commenti disabilitati su SCIOPERO! Comunicata delle transfemministe in sciopero dalla conferenza CIRQUE (L’Aquila, 31 marzo-2 aprile 2017)

STRIKE! A statement from the transfeminist strikers of the Cirque Conference (L’Aquila, March 31st-April 2nd, 2017)

riceviamo e pubblichiamo dalle Transfemministe in sciopero dalla Conferenza CIRQUE

[This statement was born as a bilingual text. Italian version here. Bilingual version here]

 

 

 

We are trans, lesbians, butches, femmes, queers, feminists, trans-queers of color. We are wageless scholars or with intermittent wages, activists, performers, translators, tenured professors whose lives are made miserable by neoliberal academia for being too critical, too emotional, too subjective or too “niche”. We come from and live in different geographical and cultural contexts.

We feel the need and the urge to share how, during a conference politically problematic as many others, but maybe a little bit worse than others, something emerged that we came to see as a form of STRIKE from precarious academic work, but also from the additional exploitation and alienation that we suffer as trans, queer, lesbian, racialized workers in the academic industrial complex and in the cultural production industrial complex. We see this STRIKE deeply connected to the 8th march women’s global strike. Continue reading

Posted in General | Commenti disabilitati su STRIKE! A statement from the transfeminist strikers of the Cirque Conference (L’Aquila, March 31st-April 2nd, 2017)

Sciopero! Strike! A statement from the transfeminist strikers of the CIRQUE conf (bilingual version)

Riceviamo & pubblichiamo da* scioperanti della conferenza CIRQUE

[Questo comunicato nasce come testo bilingue, ma per facilitare la lettura trovate la versione solo italiano qui e la versione solo inglese qui]

[this statement was born as a bilingual text but to make the reading easier we have a only-english version here and a only-italian version here]

Bilingual version:

Siamo trans*, lesbiche, camioniste, ricchioni, femministe, persone trans-queer nere. Siamo ricercatrici senza stipendio o con stipendi intermittenti, attivist*, performer, traduttrici, professori a tempo indeterminato cui l’accademia neoliberale rende la vita impossibe perchè troppo critici, troppo emotiv*, troppo soggettiv* o troppo “di nicchia”. Proveniamo da contesti geografici e culturali diversi.

We are trans, lesbians, butches, femmes, queers, feminists, trans-queers of color. We are wageless scholars or with intermittent wages, activists, performers, translators, tenured professors whose lives are made miserable by neoliberal academia for being too critical, too emotional, too subjective or too “niche”. We come from and live in different geographical and cultural contexts.

Continue reading

Posted in General | Tagged , , , , , | Commenti disabilitati su Sciopero! Strike! A statement from the transfeminist strikers of the CIRQUE conf (bilingual version)