Oltre l’onda la Risacca. Ovvero resistenza e intersezionalità nella stagione dei Pride.

Puntuale come l’arrivo dell’estate, anche quest’anno si apre la bella stagione dei Pride. L’Onda Pride, dalle Dolomiti agli scavi di Pompei, tra le più ridenti località turistiche del “bel paese”, ha un gusto esotico e il retrogusto di un rituale ammuffito se si colloca più lontano possibile dalla memoria delle lotte in cui i Pride sono stati prodotti e delle resistenze che oggi più che mai sono necessarie in Italia. Le ultime elezioni, infatti, ci hanno restituito un’immagine di questo paese spaventosa, ancora più razzista, familista, conservatrice e contro l’autodeterminazione. E questo governo ne é il volto mostruoso.
Contro questa ondata noi saremo Risacca Pride!
Come soggettività transfemministe, femministe, queer e LGBT*TIQA+ sentiamo l’urgenza di attraversare, intrecciare, boicottare o hackerare i Pride di ogni città. In modi diversi saremo ciò che resta, raccoglieremo i detriti di ciò che è fuori dall’Onda di normalità, di desiderio di famiglia, della supremazia della bianchezza. La risacca emerge e dilaga nello spazio pubblico sommergendolo con le lotte femministe, precarie e dei/delle migranti con un chiaro posizionamento e una pratica antissessista, antirazzista, antifascista.

É per questo che la nostra risacca è intersezionale, perchè lo sono le lotte e non gli individui.

In un momento storico in cui la linea del colore è diventata la linea tra la vita e la morte, è sempre più evidente la demarcazione tra i corpi che contano e i corpi che non esistono e ai quali si può sparare per strada o nei campi perché non bianchi. Mentre i corpi che contano – quelli degli uomini e delle donne bianchi e con la cittadinanza – sono sottoposti all’imperativo della riproduzione, con l’attacco all’autodeterminazione e le aggressioni delle campagne pro-life, allo stesso tempo altri corpi, quelli non bianchi, magari ancora in mare, quelli non cis, corpi abietti perchè fuori dalla norma, vengono addomesticati, medicalizzati e sterlizzati affinché non si riproducano. Le uscite di Salvini e Fontana ci stanno dicendo questo e i fatti già lo confermano da tempo, brutalmente. E per questo che ci facciamo risacca per spazzare via questo progetto di riproduzione della nazione bianca che passa per i nostri corpi e su quelli dellu nostru alleatu.

Ma saremo anche risacca come pratica di lotta contro le linee guida della rispettabilità delle politiche LGBT istituzionali.
Siamo quello che resiste dopo tutta questa sbornia di rainbow che vediamo sventolare in ogni pubblicità, etichetta, fuori da ogni sede istituzionale e tra le mani di qualche sindaco o di qualche azienda. La corrente di risacca porterà con sé tutte le resistenze e anche il rimosso di una politica LGBT mainstream istituzionale la cui autoreferenzialità non è più giustificabile, per costruire invece d’ora in poi una ricomposizione delle lotte transfemministe, precarie, antirazziste e antifasciste. Non bastano più i Pride passerella delle istituzioni locali, strumento degli enti di promozione turistica del territorio e volano della gentrificazione: già lavoriamo gratuitamente tutta la vita, già si fanno profitti rivendendo i nostri dati sulle piattaforme social, non (s)vendiamo anche le nostre lotte. Siamo favolose anche quando siamo sfrante, lo sappiamo, ma non avrete la nostra estetica senza la nostra politica. Siamo belle, lo sappiamo, quindi dovete pagarci care: chiediamo reddito di autodeterminazione per tuttu, sganciato dal lavoro, dalla cittadinanza, dalla famiglia.

Siamo l’onda lunga che in questi anni con le soggettività transfemministe queer ha attraversato le lotte di NonUnadiMeno e il suo tentativo di costruire discorsi e pratiche intersezionali dal basso, partecipando alle mobilitazioni antifasciste e antirazziste di Macerata e Firenze, stando accanto e in alleanza alla presa di parola delle reti e associazioni dei e delle migranti. Siamo nel vortice del movimento LGBT*IQA+ che non è interessato a questa rincorsa alla normalizzazione, oggi più che mai precaria e sempre reversibile, ma soprattutto pagata a caro prezzo dai corpi più vulnerabili.

Siamo tuttu Risacca, quando sommoviamo i nostri corpi favolosi e resistenti, dentro/fuori/oltre/contro/ l’onda Pride.

Se riconosci le tue pratiche e quelle del tuo collettivo in questo manifesto
buttati nella risacca, ogni detrito sarà un tesoro nella mappa dei bisogni, dei desideri, delle lotte intersezionali transfemministe froce.

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Sommovimento NazioAnale

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Trento – Essere donna mulatta in tempi di adunata

Maggio 2018. Trento, sicura, silenziosa, regina di decoro urbano si prepara ad accogliere 600000 militari e simpatizzanti smaniosi di sfilare per giorni a passo di marcia.

Da settimane la città è in fermento, i camion di bitume rompono i silenzi notturni, squadre di pompieri vengono arruolate per onorare la patria e adornare la le facciate di bandiere tricolore, anche la bella e ormai succube sede di sociologia si veste a festa e da il ben venuto agli alpini. Allora via le bici, disinfetta i parchi da migranti e accattoni, scattano ordinanze su ordinanze speciali. 10 maggio è tutto pronto.

La città è luccicante e disposta a delegare interamente l’ordine pubblico all’organizzatissimo Corpo degli Alpini, legittimati in ogni loro azione dal semplice essere forze dell’ordine e di conseguenza affidabili, solidali, caritatevoli rappresentanti dell’ordine costituito.

Il capoluogo si trasforma in cittadella dell’Alpino, come per ogni grande evento il capitalismo si traveste per l’occorrenza e subdolo si appropria di ogni cosa. Chiudono le università, chiudono le biblioteche, chiudono gli asili nido. Ogni via si riempie di uomini in divisa, penne nere, fiumi di alcol, cori e trombe. Diventa labirinto inaccessibile e sala di tortura per qualsiasi corpo che non risponda alle prerogative di maschio, bianco, eterosessuale. (ah, non deve avere coscienza critica, questo è chiaro)

Diventa impraticabile e pericolosa per me che sono donna e mulatta. Esposta in maniera esponenziale a continue aggressioni verbali e fisiche che intersecano razza e genere, dando vita ad una narrativa vissuta e rivissuta mille volte nei più svariati contesti. A chi importa il tuo vissuto, a chi importa da dove vieni, a chi importa chi sei, chi si ricorda di avere davanti una persona, a chi importa? Continue reading

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20-21 aprile 2018 – Assemblea del SomMovimento NazioAnale a Bologna

Sabato e domenica 20-21 aprile ci vediamo a Bologna.

Programma e luoghi:

Sabato ore 14,30 in Via Libia 74 presso “Il  Cerchio”– Valutazioni sulll’8M e sullo sciopero transfemminista; riflessioni su lavoro del genere e lavoro sessuale (#Strike4decrim)

Sabato ore 19 al VAG61, via Paolo Fabbri 110- Aperitivo Benefit, proiezione del documentario “Il diritto di provocare” e chiacchierata con l’attivista Andrea Giuliano, ore 19:30 presso Vag61 (Evento FB qui)

Domenica 10,30 al VAG61 – Come declinare concretamente un transfemminismo antirazzista? + prossimi momenti di mobilitazione.

Domenica 14,30 circa sempre al VAG61 –  discussione introduttiva focalizzata su “a cosa serve la campeggia”. Si tratta di una discussione preparatoria sul senso della campeggia: i contenuti, la scansione delle giornate, le date, il luogo e la logistica saranno discusse in un’assemblea successiva.

Se avete bisogno di ospitalità o di un contributo alle spese di viaggio scrivete in mailing list (se siete iscritt*) o a infosommovimento[at]inventati[punto]org

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#10M a Firenze per Idy Diene contro i razzismi

Il razzismo riguarda tutte tutti e tuttu.

I fascisiti e i razzisti sono entrati in azione come “esercito pronto a riportare l’ordine” nel nome della difesa della donna italica, delle “nostre” donne, delle madri, della patria. Nel momento in cui la resistenza e le lotte femministe diventano marea, i nuovi e vecchi fascisti continuano ad appropriarsi dei discorsi contro la violenza sulle donne per agire violenza razzista nell’indifferenza, o peggio, con l’appoggio di parte della società civile e delle istituzioni.

I fascisti stanno uccidendo, lo Stato sta uccidendo, le persone nere in nome della difesa delle cosiddette liberta’ dell’occidente, in difesa delle donne. I sindaci del PD si scandalizzano solo per l’arredo urbano in nome di un decoro che priorizza le cose alle persone. I mass media nascondono il movente razziale sotto al tappeto per eludere, da una parte, e condannare la rabbia di chi è colpito dalla violenza, dall’altra.

Siamo di fronte a un appuntamento con la storia e con le storie delle tante persone che oggi si ribellano a questo stato di cose.

Macerata è stata giustificata come vendetta di un femminicidio. A Firenze, nel 2011 come oggi, a Castel Volturno, ai confini, ogni giorno e in ogni luogo la linea del colore è una linea di divisione tra la vita e la morte.

Come Non Una di Meno e movimento transfemminista, siamo andate a Macerata non solo per dire “non in nostro nome”, ma per dire che il movimento femminista e’ contro il razzismo e il fascismo, che noi combattiamo tutto questo. Costruiamo solidarietà attiva e presenza insieme alle comunità che sempre più si mobilitano in questi giorni, le comunità che stanno in testa a questa lotta per salvare e liberare le proprie vite dalla supremazia bianca.

E’ giunto il momento di liberare le energie di questo grande movimento femminista e transfemminista verso un inequivocabile posizionamento e presa di parola contro il razzismo fascista e suprematista.

Loro sono alle armi, NOI ci organizziamo e lottiamo. #WeToogether

Per ricordare Idy Dyene e con lui le tante vittime di razzismo
A Firenze alle 14,30 di sabato 10 marzo

da Piazza Santa Maria Novella

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Witches are back.. e sono transfemministe!

(foto: Non Una Di Meno Milano) Da Milano a Roma le streghe sono scese in piazza
Disegniamo insieme un simbolo di genere. 
 
Questo potente simbolo è presente nei rituali di magia transfemminista. 
Tradizionalmente viene disegnato nella terra con una bacchetta ricavata da un matterello utilizzato  per stendere la pasta o i nazi. 
Abbiamo scelto questo luogo strategico in modo che il nostro incantesimo abbia le migliori possibilità di essere efficace.
 
Anche se gli spiriti maligni hanno maggiori difficoltà a visitare un luogo popolato da molta gente come questo, e andrebbe scelto un posto nei boschi o in un’altra zona isolata, noi scegliamo un luogo popolato da femministe per aggiungere empowerment al nostro rituale
 
Entrate nel cerchio del potere. 
Una volta dentro, vanno raccolte tutta la concentrazione e l’energia possibile. 
 
Stasera evochiamo i demoni che attanagliano la nostra società e che malediciamo per allontanarli da noi:
 
Bandiamo l’ abilismo e malediciamo l’ amore romantico
 
Allontaniamo da noi bigottismo e binarismo di genere, detestiamo i BIT-COIN anche perchè non abbiamo ancora capito che sono!
 
Distruggeremo il capitalismo, la cisnormatività, il colonialismo, abbatteremo tutti i cpr e i cie, le carceri, le chiese e ogni altra forma di controllo sulle nostre vite
 
Malediciamo la Digos e schifiamo il denaro
 
Bandiamo l’eteronorma e l’eterosessualità obbligatoria
  
Malediciamo i femminicidi e chi li provoca direttamente o indirettamente, abbatteremo le frontiere,  tutti i fascismi e i fascisti
 
Allontaniamo da noi grassofobia, gelosia, malediciamo le guardie e le galere e tutti i grillini, lottiamo contro la gentrificazione
 
Malediciamo l’ hpv (il papilloma virus) e schifiamo gli hipster
 
Respingiamo le ingerenze vaticane (fuori i preti dalle mutande)
 
Rifiutiamo il lavoro e malediciamo la lesbofobia, il machismo, la mattofobia, il moralismo e il mansplaining 
 
Abbatteremo i no gender, la normalità e la normalizzazione, malediciamo nazionalismo e nazionalisti
 
Lottiamo per distruggere oppressioni e oppressori, rifiutiamo l’ obiezione di coscienza e malediciamo l’ omofobia
 
Abbatteremo il patriarcato, i privilegi, la cultura del possesso, Ci fanno schifo paternalismo, preti e pinkwashing
 
Malediciamo la queerfobia, questo governo, quello prima e quello dopo (e tutti l’altri)
Bandiamo il razzismo, le religioni e lottiamo per fermare i rastrellamenti nei quartieri
 
Malediciamo la cultura dello stupro, le sentinelle in piedi, gli sgomberi e gli sfratti, la sierofobia, salvini, lo stigma, ogni forma di sovradeterminazione e SUSSUNZIONE dei nosri desideri, ma soprattutto le suore
 
Malediciamo la troiofobia e la transfobia
 
Malediciamo urbi et orbi
 
Il Vaticano, la violenza di genere e del genere, la vittimizzazione
 
Malediciamo Zuckenberg e gli zoo
 
 
Ogni rituale ha diverse parole di potere che vengono recitate per ottenere ciò che si vuole per  questo veneriamo:
 
Veneriamo l’autodeterminazione, l’aborto libero e gratuito, l’antifascismo, l’antisessismo, l’autorganizzazione transfemminista, l’antispecismo, l’autodifesa, le altre intimità, ma soprattutto l’ ano
 
Veneriamo il bondage e le pratiche bdsm, beyoncè, e le nostre sorelle black feminists
 
Veneriamo le consultorie, la cultura del consenso (che vale doppio!!), la contraccezione gratuita, il cunnilingus, il culo, i nostri corpi e tutte le cagne del mondo
 
Adoriamo i desideri , la dental dam, il dito delle nostre amiche (che questa zozza società) 
  
Mettiamo in circolo empatia e veneriamo l’eiaculazione femminile
 
Adoriamo la favolosità, la frocitudine, fare fiesta grande, ma più di ogni altra cosa veneriamo la fica
 
Veneriamo i gay e la gaiezza, la gender-fluidity
 
Adoriamo l’hacking l’ intersezionalità e le persone intersex
 
Veneriamo e pratichiamo libertà e liberazione, sosteniamo la lotta curda, adoriamo limonare,  e veneriamo i lubrificanti
 
Veneriamo le nostre mani e tutte le cose che ci si possono fare a letto ma anche fuori, adoriamo la mooncup
 
Stasera tutte insieme ci riappropriamo della notte perchè ci piace e vogliamo uscire in pace
 
Veneriamo gli orsi, occuperemo tutto, adoriamo l’ orgoglio frocio, lesbico e trans, ma più di tutto veneriamo gli orgasmi, nostri e altrui
 
Adoriamo le puttane, i preservativi e i poliamori
 
Veneriamo le persone queer
 
Ricorderemo sempre il riot di stonewall e lottiamo ancora per la rivoluzione sessuale
  
Amiamo le nostre sorelle, la sorellanza e la solidarietà, liberiamo spazi delle donne, pratichiamo sessualità libera e consapevole, continuiamo a ripetere che il sexwork is work, veneriamo il safe sex e lo squirting
 
Adoriamo le persone trans e pratichiamo il transfemminismo
 
Amiamo ululare alla luna, crediamo nell’ utopia e vediamo gli unicorni!!
 
Stasera tutte insieme veneriamo le vagine, cis e trans
 
e adoriamo le zoccole
Posted in Lotta anale contro il capitale: VENIAMO OVUNQUE la prima manifestazione nazioAnale TransFemministaQueer - Bologna, 21 maggio 2016, non una di meno, sciopero dei/dai generi, sexworkiswork | Commenti disabilitati su Witches are back.. e sono transfemministe!

Witchout! 8 Marzo 2018

Oggi scioperiamo perché non vogliamo più lavorare gratuitamente per nessuno. Siamo per la fine del lavoro e finché non conquisteremo la piena automazione dei lavori senza gioia e un reddito universale d’esistenza, rifiutiamo apertamente tutta la mole di lavoro gratuito che svolgiamo ogni giorno: Prometto che, laddove il mio stipendio sarà inferiore a quello del mio collega maschio, uscirò prima dall’ufficio. Se userò i miei profili social network per promuovere l’azienda dove lavoro, mi farò pagare il giusto corrispettivo. Se mi imporranno di sorridere forzatamente, mi farò pagare un sovrapprezzo di muscolo. Prometto che non risponderò alle chat del capo fuori dalle ore di lavoro concordate. Se mi chiederanno di portare i caffè in riunione, ognuno di questi costerà un euro come al bar. Prometto che ogni ora di lavoro di cura svolto in casa, corrisponderà a un’ora di lavoro in meno in ufficio, in fabbrica, sui social media, in strada. Se la pubblicità tenterà di convincermi che il ferro da stiro, il trucco, le bambole e il supermercato sono cose che mi appartengono, me le farò regalare. Prometto che monetizzerò la pennichella affinché il mio riposo sia ben retribuito. Prometto che a ogni fischio, occhiata e palpatina per strada, sarà richiesta una somma di denaro con posta certificata. Prometto che quando verrà negato il mio diritto a godere, monetizzerò la mia prestazione. Se qualcuno mi imporrà di spiegare il perché sta agendo violenza nei confronti miei o di una delle mie sorelle, sarà costretto a versare un corrispettivo in denaro del tempo che io spendo per il tempo che lui non ha speso. Prometto che ogni razzista, nazionalista e fascista bianco pagherà tutto ciò dieci volte tanto e non riceverà né godimento né figli dal mio corpo. Prometto che userò il mio privilegio bianco per allearmi alle persone di colore e alle persone queer di colore, rifiutando la pratica coloniale della svalutazione economica ed emotiva. Prometto che spiegherò perché oggi, in tutto il mondo, le donne e le soggettività lgbtqi+ vogliono scioperare, ma per ogni ora chiederò una trentina di euro netti. E’ attraverso questo rifiuto, questi rifiuti, questo sciopero, questo processo inevitabile di smascheramento e di visibilizzazione, che più velocemente raggiungeremo ciò che ci spetta: il superamento del lavoro, il superamento della divisione sessuale del lavoro, il superamento della violenza nei posti di lavoro e, infine, il superamento della violenza economica che ci trattiene dentro a relazioni violente che non praticheremmo mai, se solo avessimo le condizioni materiali per scegliere. Vogliamo la redistribuzione delle ricchezze; vogliamo un corrispettivo economico per tutto il lavoro di cura svolto; vogliamo paghe oneste; vogliamo vacanze pagate; vogliamo welfare; vogliamo lavorare meno; vogliamo la piena automazione dei lavori senza gioia; vogliamo rispettare le macchine che libereranno il nostro tempo; vogliamo vivere e non sopravvivere; vogliamo la fine della violenza patriarcale, vogliamo un reddito universale. Vogliamo la luna, noi siamo le streghe.

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Sciopera per la decriminalizzazione #Strike4Decrim

Siamo sexworker,  frocie, lesbiche, trans*, queer, di generi, orientamenti e realtà lavorative fuori norma.

Aderiamo alla campagna lanciata da #strike4decrim (qui in italiano)

Decriminalizzare il sex work è il primo passo fondamentale per contrastare la violenza verso chi si ritrova, per circostanze, costrizione o scelta a vendere sesso per vivere.

Rivendichiamo il diritto al lavoro sessuale, autorganizzato, autogestito e libero dallo sfruttamento, dai confini e dalle ordinanze repressive che perpetuano la violenza e lo stigma sulle nostre vite. Chiediamo la decriminalizzazione delle politiche migratorie e non solo delle leggi del  lavoro sessuale.
Tutti i sistemi repressivi e restrittivi che portano alla criminalizzazione parziale diretta o indiretta del sex work rendono le sex workers i soggetti più esposti alla violenza, allo stigma ed alle discriminazioni.

Lo stigma della puttana è un’arma del patriarcato contro tutte le donne e le persone femminilizzate.

Sappiamo bene come anche nei lavori cosiddetti “normali” ci venga  richiesto di mettere in campo la seduzione, la persuasione, la bella presenza, l’abbigliamento adatto ad appagare o a sollecitare le aspettative, il desiderio e le fantasie di clienti, committenti, colleghi, capi. Queste prestazioni sessuo-affettive sono parte integrante del lavoro. Ci vengono imposte come qualcosa di dovuto, come espressione “naturale” del nostro genere. Cosa succederebbe se questo lavoro obbligatorio, ma non riconosciuto e retribuito come tale, un giorno si interrompesse?

Grazie alla presa di parola di sex worker dentro e fuori #NonUnadiMeno nell’ultimo anno, dopo l’alleanza dei corpi putatransfemministaqueer lo scorso 25 novembre a Roma, la giornata alla Casa internazionale delle Donne sul lavoro sessuale e la due giorni “Sex Work is Work” a Bologna, torniamo a cospirare

Scioperiamo nelle piazze l’8 marzo con ombrelli rossi e con i nostri corpi contro la violenza di genere e del genere che divide le donne in sante e puttane, decorose e indecorose, e le persone tutte in due generi binari e imposti.

*******

QUI L’APPELLO Strike4Decrim tradotto dal

Collettivo Ombre Rosse

Sommovimento NazioAnale

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Indizione dello Sciopero Transfemminista – 8 marzo 2018

Con la presente comunicazione, nel residuale rispetto della legge del 12 giugno 1990, n° 146, nonché della Deliberazione n° 77 della Commissione di Garanzia dei Ruoli di Genere, nell’attuazione della Deliberazione n° 1528 del 28 agosto 1969 (Prot. 12175/UNI/RIC) della Commissione di vigilanza sulla Divisione sessuale del lavoro e sulla divisione del lavoro sessuale e di genere

Riunit* nelle assemblee delle casalinghe, delle colf, delle badanti, dei call center, operatrici dell’accoglienza, educatrici, riders del cibo a domicilio, ciclofattorini e ciclofattorine col ciclo,

nei comitati per l’abolizione della conciliazione vita/lavoro,

nelle chat di Grindr, Tinder, Wapa, Badoo e GayRomeo,

dalle catene di abbigliamento e dalle cooperative di servizi,

dalle frange estreme del lavoro precario offerto con gli annunci alla fermata dell’autobus (babysitter aiuto stiro ripetizioni tuttofare aiuto compiti ceretta dog sitter cerco lavoro cerco casa)

INDICIAMO

lo sciopero autoproclamato genderale di 24 ore per il giorno 8 marzo 2018 da tutte le forme di lavoro gratuito, di cura, affettivo e sessuo-affettivo, sia gratuito che retribuito, dalle mansioni contrattuali, esplicite e implicite, naturalizzate e genderizzate in ogni luogo di lavoro, di non lavoro e di vita.

Il capitalismo realizza profitto sui nostri sorrisi, sui nostri culi, sui nostri manicaretti, sul lavoro di networking e pubbliche relazioni che siamo costrette a svolgere mentre cerchiamo lavoro, sui nostri stage e tirocini, persino sul lavoro domestico svolto gratis nella famiglia e nella coppia, che permette ai nostri cari di riprendersi dalla giornata di lavoro ed essere di nuovo pront* a lavorare il giorno dopo.

Ci si aspetta che tutto questo lavoro lo svolgiamo gratuitamente, spontaneamente e volentieri in quanto espressione “naturale” del nostro genere o della nostra personalità. Ma quando ci rifiutiamo di svolgerlo o quando, sfinite, non riusciamo a svolgerlo, le conseguenze sono pesanti e ci rendiamo conto che è obbligatorio e imposto.

Anche la seduzione, la persuasione, la bella presenza, l’abbigliamento adatto ad appagare le aspettative, a sollecitare il desiderio e le fantasie di clienti, committenti, colleghi, capi non sono un di più o un’extra, ma parte integrante di moltissimi lavori.

Le norme di genere naturalizzano e invisibilizzano lo sfruttamento. Allo stesso tempo la precarietà, la mancanza di reddito, l’impossibilità di gestire il nostro tempo ci espongono ancora di più alla violenza di genere e del genere, ci impediscono di autodeterminarci, di ribellarci ai modelli di vita imposti.

Ogni minuto delle nostre vite produce valore: non reclamiamo un pagamento a cottimo per ogni nostro sorriso, ma permesso di soggiorno per tutte/i/u e un reddito di autodeterminazione incondizionato, che ci liberi dal ricatto del lavoro e che per noi non rappresenta nient’altro che una parziale restituzione del valore che produciamo, di quello che già ci spetta.

Le modalità di esecuzione dello sciopero saranno imprevedibili, scostumate e scombinate come le nostre vite. Per dettagli si rimanda al vademecum.

Saranno garantiti i servizi minimi vitali (laboratori di drag King, dildi sterilizzati, pappe precotte).

SomMovimento NazioAnale

http://sommovimentonazioanale.noblogs.org

Scarica l’indizione in PDF e affiggila nei tuoi luoghi di lavoro

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VADEMECUM PER LO SCIOPERO TRASFEMMINISTA – 8 MARZO 2018

Se il tuo contratto garantisce il diritto di sciopero, sciopera con noi! Per maggiori informazioni leggi qui: https://nonunadimeno.wordpress.com/2018/02/18/8-marzo-2018-il-vademecum-per-lo-sciopero/

Se non hai il diritto di sciopero, se ce l’hai ma hai paura di ritorsioni, o se non hai un lavoro retribuito… puoi scioperare lo stesso! Come?

Affiggi e fai circolare l’indizione dello sciopero, e fai notare che si tratta di un’iniziativa di rilievo internazionale contro la violenza sulle donne.

Cerca la complicità delle persone con cui lavori e inventate la vostra forma di sciopero. Ma funziona anche se lo fai da sol*!

Individua un modo piccolo o grande, plateale o sottile per sottrarre qualcosa di te, delle tue competenze, delle tue relazioni, del tuo tempo o delle tue energie a ciò che ti sfrutta e ti stanca.

Per esempio:

– Sciopero dal sorriso di circostanza e dalla cortesia imposta

– Sciopero dal dress code. Ogni lavoro ha la sua divisa, esplicita o implicita. Vestiti o acconciati in modo completamente diverso.

– Sciopero dell’email. Imposta una risposta automatica a tutti i messaggi, uno stato su facebook/whatsapp che dice “Oggi non risponderò, sono in sciopero” (è l’occasione buona per silenziare il gruppo di famiglia….)

– Se non puoi permetterti di non rispondere alle richieste di colleghi/utenti/familiari a carico ecc., trova un modo per far notare che la tua disponibilità non è scontata

– Se non trovi le parole o il coraggio per dirlo, mostra loro questo video: https://www.youtube.com/watch?v=ldHe95s_XcU

– Se il tuo lavoro è invisibile perché si svolge in casa, portalo nello spazio pubblico. Ad es. vai al corteo in pigiama e con il portatile sotto braccio se questa è la tua tenuta da lavoro.

– Sciopero dal lavoro sessuale (retribuito e non)

– Se non puoi rivendicare espressamente lo sciopero perché sei troppo ricattabile, ricorri a forme di sabotaggio coperte: scuse, pretesti, malattie, o sovversione del contenuto del tuo lavoro. Es. se fai la babysitter, porta il bimbo/a in piazza a disimparare i ruoli di genere nell’apposito spazio bimbi.

Per qualsiasi abuso al tuo diritto di scioperare contatta NonUnaDiMeno a questa mail: nudmsciopero@gmail.com. Seguiremo, anche con il supporto dei sindacati, qualsiasi sopruso verrà riscontrato.

SomMovimento NazioAnale – http://sommovimentonazioanale.noblogs.org

SCARICA VADEMECUM IN PDF– SCARICA VADEMECUM IN .ODT

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L’attivista transgender turca Diren Coşkun in sciopero della fame

Diren Coşkun is in Hunger Strike!

Diren Coşkun sta facendo uno sciopero della fame!

Transgender, vegan, anarchist, and LGBTI-rights activist Diren Coşkun is in Tekirdağ No.2 prison since August 2017, with the accusation of “propagating terrorist group activities”, which mostly refers to “supporting Kurdish struggle” in Turkey.

L’attivista turca per i diritti LGBTI Diren Coşkun, transgender vegana e anarchica, si trova nella prigione di Tekirdağ No.2 da Agosto 2017 con l’accusa di “propagare l’attività di gruppi terroristici” che in Turchia per lo più si riferisce al “supporto della lotta kurda”.

She is being held in a male prison, in severe isolation. She is constantly subjected to transphobic and violent actions by the psychiatrist, doctor, and other prison officers. After numerous demands to the prison authorities and several suicide attempts, she started a hunger strike as of January 25, to gain her right to hormone therapy and surgery, and to abolish the isolation.

Viene detenuta in una prigione maschile in rigido isolamento. È constantemente soggetta ad azioni violente e transfobiche da parte degli psichiatri, dei dottori e di altro personale carcerario. Dopo reiterate richieste alle autorità del carcere e vari tentativi di suicidio, Diren il 25 gennaio 2018 ha iniziato uno sciopero della fame per rivendicare il proprio diritto alla terapia ormonale e alla chirurgia e per l’abolizione dell’isolamento.

Kıvılcım Arat, an activist from Istanbul LGBTI Organization, also started a hunger strike as of 6 February, to support Diren and raise her voice.

SIM (Scuola di Italiano conMigranti of XM24) acknowledges that there is a severe political oppression in Turkey and any minority has to defend their basic rights of living and freedom of expression. We support our friends! We are hearing the voice of Diren and making it louder!

Anche Kıvılcım Arat, un’attivista di un’organizzazione LGBTI di Istambul, il 6 febbraio ha iniziato lo sciopero della fame per supportare Diren e far sentire la sua voce.

La SIM, Scuola di Italiano conMigranti di XM24, riconosce il peso della rigida oppressione politica turca e sostiene la lotta di ogni minoranza per la difesa del proprio diritto di vivere e della libertà di espressione.

Supportiamo i nostri amici! Facendo nostra la voce di Diren la faremo sentire più forte!

#DireneSesVer (give voice to Diren)

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