No Fertility Day

Oggi in molte città italiane froce, lelle e transfemministe scendono in piazza per dire no al Fertility day e al Piano nazionale della fertilità.

Una veloce (e incompleta) rassegna:

Bologna – Coltiviamo i nostri desideri contro il fertility day – Appuntamento sotto le due torri alle 17

Milano – Ho tolto le pile all’orologio biologico e le ho messe nel mio vibratore – Piazza Della Scala h 18:00

Padova  – Contro il fertility day coltiviamo la libertà di scelta – Piazzetta Garzeria h 11

[in aggiornamento]

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< Il gioco dell’oca della Favolosa Coalizione in piazza oggi a Bologna…

 

 

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Déclaration d’indépendance du peuple des Twisted Lands

Dichiarazione di indipendenza della Popola delle Terre StorteDeclaration of Independence of the People of Twisted Lands – Declaracão de independência da Pova das Terras Tortas – Declaraciòn de indipendencia de la Puebla Torcida

Nous vivons des heures sombres. De vieux hommes aux cheveux gris, les bras chargés de livres, sont disposés comme des pièces sur un échiquier et nous supplient de nous mettre vite à l’abri parce que la défaite de l’ordre rétro/hétérosexuel et la victoire de l’Internationale Queer sont imminentes. Et ils ont raison, ils ne trouveront pas d’abri. Continue reading

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Campeggi@ transfemminista lella frocia – 30 agosto/04 settembre 2016

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Durante la mobilitazione per l’approvazione della legge sulle unioni civili, nella dichiarazione di indipendenza della Popola delle Terre storte che è straripata a Bologna il 21 maggio con la manifestazione “Veniamo ovunque”, nei Pride ufficiali e non, nella mobilitazione frocia contro il cemento e lo sfruttamento del lavoro portati dall’Expo, sempre più lesbiche, froci, trans* e transfemministe hanno portato in strada e sulla scena pubblica i bisogni che emergono dalle vite queer e precarie. I bisogni che la politica istituzionale non aveva previsto, pensando che ci bastasse poterci unire civilmente. I bisogni che il mercato vorrebbe farci dimenticare e calpestare, cercando di convincerci che la gioia è nel consumo e il merito è nella competizione sul mercato del lavoro, e che se non riusciamo a pagare l’affitto è colpa nostra, perché non ci sbattiamo abbastanza o non abbiamo ancora imparato a “valorizzare al meglio le nostre capacità”.
Non siamo soltanto uno spezzone più colorato e pazzo nei pride, non siamo l’ultima lettera di LGBTQ, non siamo l’ultima trovata radicale della sessualità dissidente, non siamo quelli che “vogliamo questo, ma anche quello”, e nemmeno la quota frocia dei movimenti antagonisti eterosessuali: questa onda queer nasce da reti di relazioni e di scambio, da uno spazio politico eterogeneo, sperimentale, articolato, orizzontale e sempre aperto, dal quale sappiamo vedere – perché lo viviamo sulla nostra pelle e nei nostri corpi – le connessioni fra l’eterosessualità obbligatoria, il razzismo, le frontiere, il neoliberismo, i tagli al welfare e le politiche di austerità, la precarietà e lo sfruttamento lavorativo, la riduzione degli spazi di dissenso e autorganizzazione politica dal basso, l’accettazione possibile ma sempre parziale, condizionata e paternalistica di gay e lesbiche nel novero delle persone perbene.
Non siamo ossessionate dal dire chi siamo. Ci interessa di più capire cosa possiamo fare insieme. Le forme di lotta che costruiamo vanno oltre la logica della vittoria\sconfitta, sono espressione dell’arte queer del fallimento: sperimentiamo così l’autorganizzazione di reti di neomutualismo, aprendo – per le strade e nei luoghi autogestiti – spazi di autodeterminazione e intersezione delle lotte. Al di là della speranzosa e futile attesa di un futuro troppo lontano in cui tutti i nostri problemi saranno risolti, contro i dispositivi di valorizzazione delle nostre diversità, vogliamo allargare il nostro margine di azione e di trasformazione qui e ora, nel nostro difficile presente, senza ringraziare per il premio di consolazione che ci viene propinato attraverso forme di riconoscimento normalizzanti.
Da tutte queste riflessioni nasce l’idea di pensare la campeggia transfemminista queer di quest’anno come un’opportunità di allargamento, di apertura intersezionale e non identitaria, di costruzione di relazioni e tessitura di reti di neomutualismo. La campeggia non è un festival queer, ma uno spazio di confronto politico che cerchiamo di mantenere sempre aperto, radicato nell’esperienza concreta di ciascun*, orientato alla costruzione di azione politica dal basso nelle forme più disparate, attento a includere anche persone che non fanno parte di gruppi nella loro città o che sono in condizione di viaggio/esilio/diaspora/nomadismo, e intervallato da momenti di convivialità, relax e frocianza balneare.
A partire dalle lotte che sono state portate avanti e dalle esigenze che da queste sono emerse, abbiamo pensato quest’anno di articolare la campeggia intorno a quattro temi interconnessi,e di dedicare a ciascuno di essi una giornata. Ci piacerebbe che gruppi e favolose individualità transfemministe/lelle/froce/queer che si sentono interpellate da questa chiamata e dalle tematiche proposte proponessero discussioni, workshop e quant’altro da inserire nelle varie giornate (per questioni logistiche il termine ultimo per le proposte è il 15 agosto).

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3 luglio a roma: Continuiamo a venire!

Il 21 maggio scorso a Bologna è successo qualcosa: per la prima volta in Italia una manifestazione trans femminista queer totalmente auto-organizzata è strabordata per le strade. La Popola delle terre storte ha rovesciato sulle strade della capitale del pinkwashing fiumi di glitter, parrucche, corpi fuori norma, colori, performance, slogan non omologati, contenuti e pratiche nuove nel dibattito sull’autogestione di spazi, corpi, desideri.Ci_bQzhWgAUFb5i

In un momento in cui ci si aspetta che froce lelle e trans* se ne stiano buone buone a ringraziare per le briciole di riconoscimento che sono state loro graziosamente concesse in questo paese brutalmente omofobo, abbiamo deciso di rompere la normalità di una città vetrina che si proclama “gay friendly” mentre sgombera le froce che si auto-rganizzano ed occupano (insieme a tutt* coloro che si autorganizzano per rispondere a impellenti bisogni sociali), per gridare con tutta la favolosità di cui siamo capaci che le briciole non ci bastano, vogliamo tutta la pasticceria.CjIzsq1WkAALM6H

L’onda di corpi e voci che è straripata a Bologna il 21 maggio scorso ha reso visibile un movimento transfemministalellofrocio autonomo che sta crescendo in ogni dove. Un movimento che parla di relazioni di intimità e cura oltre la coppia monogamica e della loro politicità mentre la legge Cirinnà sancisce un modello di affettività normativo e privatizzato (ma rigorosamente senza figli), un movimento che pratica la riappropriazione, frocizzazione e risessualizzazione dello spazio pubblico come luogo della lotta e di creazione di nuovi immaginari mentre il neoliberismo spinge froce, lelle e trans* a rifugiarsi nel privato e nei locali e nei ghetti del consumo (per chi se li può permettere) e a produrre profitti per le aziende che spruzzano un po’ di rosa e arcobaleno su un mare di sfruttamento e precarietà.Ci_nfxQWkAAZTwe

Un movimento che afferma che non abbiamo nessuna intenzione di ringraziare le aziende “friendly” che praticano un po’ di diversity management a buon mercato: sappiamo bene che mettono a profitto la nostra favolosità e i nostri bisogni provando a fidelizzarci per sfruttare noi come tutt* sempre di più e sempre meglio; un movimento che non domanda leggi e protezioni contro le discriminazioni in un mercato del lavoro ormai completamente precarizzato, ma lotta per mettere fine al ricatto del lavoro; un movimento che rifiuta la strumentalizzazione della violenza di genere e dell’omolesbotransfobia per mostrificare i/le migrant* e sponsorizzare politiche razziste e islamofobe, che rifiuta di prestarsi alla celebrazione della “civiltà” di un’Europa che pratica deportazioni e respingimenti di massa, un movimento che vuole distruggere le frontiere tra i territori e i generi.

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Abbatti il medico obiettore

13260264_1613097302341228_2589906433084620075_nContro la cosiddetta “obiezione di coscienza” che rende sempre più difficile l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza negli ospedali italiani….

Veniamo Ovunque, 21 maggio 2016, Bologna.

Mujeres Libres

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“Sì ma quanti siete? Un fiorino!” Azione contro la privatizzazione della sanità durante VENIAMO OVUNQUE

Audio e foto della tappa di VENIAMO OVUNQUE di fronte al poliambulatorio privato di via Irnerio, a cura della GRUPPA  e fuxia block

*DLIN DLON* Stiamo per raggiungere la prossima tappa!  Alla vostra destra, via Irnerio 13, dove l’azienda ospedaliera Sant’Orsola è tornata in possesso di un edificio che ha sempre conservato in disuso, liberandolo da malfattori in cerca di un tetto.

Siamo lieti che questo tour si svolga dopo lo sgombero del 3 maggio, così da potervi mostrare l’edificio nella sua forma originale: senza vita e senza uso.

Alla vostra sinistra, invece, abbiamo un moderno esempio di commercializzazione della salute: il primo esempio in italia di  pronto intervento ortopedico privato che, come l’assessore alla sanità e integrazione sociosanitaria ci ricorda, è “un’ulteriore buona idea, ed è costruito sui bisogni delle persone”.

Qui avete l’opportunità di vedere il genere di città del futuro. Buon viaggio!”

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Contro tutti i confini

Ecco il testo* letto in piazza VIII agosto nel corso della performance contro i confini fra i generi e i territori,  a cura di NoBorders, Laboratorio Smaschieramenti (Bologna) e BellaQueer (Perugia), durante una delle tappe del corteo Veniamo Ovunque.

"Veniamo Ovunque"

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Sfrante contro lo sfruttamento

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Viaggia frocio con noi

sommov lellafrociaorario

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Tariffario del lavoro frocio gratuito

sommov lellafrociaorario

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