Autoinchiesta: cos’è (per noi)

Appendice: l’autoinchiesta

Questo riassuntino è stato fatto a partire dall’archivio della mailinglist sommovimento, dai report delle campeggie precedenti e da articoli scritti dal sommovimento stesso. Ci sembra utile per contestualizzare il report del laboratorio di autoinchiesta su salute, corpo e autodeterminazione della campeggia 2017 e non solo.

Fare autoinchiesta significa mettere in comune e analizzare le nostre esperienze, i nostri bisogni e desideri, ciascunu a partire da sé; da queste mettere progressivamente a fuoco le domande che ci poniamo o che ci vogliamo porre; e da qui riflettere e agire attraverso la condivisione. Questa pratica non è esclusivamente finalizzata a mappare le esperienze di ciascun* o a delineare un piano di azione, quanto piuttosto a catalizzare, da una parte, la condivisione e la discussione di saperi e strategie e, dall’altra, i processi di soggettivazione per resistere a meccanismi di normalizzazione e appropriazione.

Per questo motivo non bisogna concepire l’inchiesta come un lavoro preliminare all’azione, ma già come una forma di azione, perchè porsi e porre domande insolite è già un modo di cambiare la realtà, la prassi interpretativa, un modo di invitare le persone (compres* noi stess*) a ripensare alla propria esperienza attraverso lenti e parole diverse, o a tematizzare parti della propria esperienza che fino a quel momento erano state relegate al silenzio, all’insignificanza o alla solitudine individuale. Ecco perché il “partire da sé” è già una sfida politica, un rimettere in discussione delle norme omologanti, e dunque un processo di soggettivazione che si inserisce in una dinamica collettiva e di relazione/sfida con il sociale.

Scegliere le domande (per i “pizzini”, per un questionario, per costruire la traccia di un gruppo di discussione o quello che sia) e decidere come formularle è spesso la parte più lunga e impegnativa del lavoro. Ad esempio alla campeggia invernale del 2014 ha richiesto diverse riunioni del collettivo ospitante e tutta la prima serata della campeggia. Le domande non devono predeterminare la risposta (soprattutto non suggerire che una certa risposta ti qualifica come più “avanti” e più sovversiv*) ma allo stesso tempo possono essere domande che riformulano i termini di una questione in modo inusuale. Ad esempio, nel caso del questionario sul desiderio (del) maschile fatto dal Laboratorio Smaschieramenti nel 2008, anche solo il fatto di fare a tutt* a prescindere dal genere e dall’orientamento sessuale una domanda sul piacere anale o la domanda “quando hai sentito il bisogno di esplicitare il tuo orientamento sessuale?” suscitò un certo sano spaesamento e fece emergere riflessioni interessanti (gli etero tendono a pensare che la domanda non sia pertinente per loro perché percepiscono il loro orientamento sessuale come neutro, è una domanda che non si aspettano).

Nel costruire l’analisi come pratica collettiva e condivisa di interpretazione critica, l’autoinchiesta decostruisce sia la contrapposizione fra ricercatore e ricercato (soggetto e oggetto della conoscenza, ricercatore e “campione” d’indagine), sia la contrapposizione fra militanti e gente normale (come se un militante non avesse una vita e la gente normale non avesse una coscienza politica della propria esperienza). L’autoinchiesta cerca di interpellare le esperienze e non le identità, non predetermina il soggetto da inchiestare.

“Le difficoltà che sentiamo più stringenti ma anche stimolanti dell’operazione auto-inchiesta riguardano la scelta di avviare una rilevazione senza pre-determinare il soggetto […] E’ inoltre necessario tenere ferma la consapevolezza che non sono dei “dati” che andiamo a cercare, ma dei punti di resistenza, di rottura, di soggettivazione.”1

In questo modo, ciò che distingue l’autoinchiesta non è tanto la tecnica usata (questionario, gruppo di discussione, pizzini, disegno ecc.) o il tema da analizzare, quanto la logica di soggettivazione politica che la costituisce. Avendo in mente questa impostazione, si sceglierà volta per volta la tecnica più adatta all’argomento che si vuole inchiestare, al contesto in cui ci si trova, alle forme di restituzione che ci si prefigge ecc. Ad esempio, alcuni argomenti o contesti potrebbero consigliare metodi che mantengano l’anonimato, o permettano l’anonimato a chi lo desidera, altri no. In alcuni contesti ci serve privilegiare la restituzione performativa e immediata, in altri la profondità di analisi ecc. Chiaramente, è importante che le persone siano coinvolte anche nell’analisi delle risposte, che abbiano lo spazio per mettere in discussione le domande stesse, e che dall’analisi possano emergere nuove domande o nuove formulazioni delle domande o idee per azioni pubbliche ecc. Come detto in apertura, le domande stesse non possono che partire dall’esperienza vissuta del gruppo che inizia l’autoinchiesta, non da quesiti astratti.

In diversi momenti del percorso del sommovimento e dei collettivi che ne fanno parte o di altri collettivi prima di noi, l’autoinchiesta ha preso diverse forme:

– semplici discussioni (come nella prima parte del laboratorio smaschieramentihttps://smaschieramenti.noblogs.org/post/2010/12/24/volantino-di-nascita-di-smaschieramenti-2008/ , o come nell’esperienza di Sconvegno o del libro Le parole per farlo),

– questionario semi-serio (https://smaschieramenti.noblogs.org/gallery/5383/SMASCHIERAMENTI_QUESTIONARIO_09072008.pdf ; https://smaschieramenti.noblogs.org/post/2011/05/06/online-il-questionario-sessualita-e-vite-precarie/)

– video interviste (https://smaschieramenti.noblogs.org/files/2010/12/smaschieramenti_volantino_09.pdf)

discussione in piccoli gruppi sulla scorta di tracce e domande preparata da un pre-gruppo (https://sommovimentonazioanale.noblogs.org/post/2014/01/21/queerbrrr-campeggia-invernale/https://sommovimentonazioanale.noblogs.org/post/2014/02/19/autoinchiesta-frocia/ ),

– disegno (era una delle attività del gruppo Sfamily way del Gender panic https://smaschieramenti.noblogs.org/post/2015/12/10/12-e-13-dic-a-bologna-gender-panic/, quello di fare un disegno di te e delle persone a te care, tipo disegna la tua s/famiglia),

– l’ormai celebre metodo pizzini (ws consultoria l’8 marzo 2017 a bologna o nella giornata  mondiale della salute https://consultoriaqueerbologna.noblogs.org/post/2017/04/13/le-domande-dellautoinchiesta-foto/ o alla campeggia 2017),

– varie combinazioni di tutto quanto sopra all’interno di un vero  e proprio workshop  (ad es. ws sulla violenza nelle relazioni queer alla campeggia 2016 in salentohttps://sommovimentonazioanale.noblogs.org/post/2016/08/08/campeggi-transfemminista-lella-frocia-30-agosto04-settembre-2016/ )

– altro che non abbiamo ancora immaginato.

1Report campeggia invernale 2014

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