Campeggia tranfemminista queer 2018

Frocie, lesbiche, trans, ftm, mtf, mutanti, anemoni, unicorni scappati da H&M e altri esseri che sgomitano per  farsi spazio contro il pernicioso universo eteronormato e razzista, gioite! La campeggia transfemminista del sommovimento nazioAnale sta per tornare.

Chi pensava che fossimo morte si metta l’anima in pace, siamo solo più arrabbiate.

Negli ultimi anni ci siamo spese molto per sottolineare le politiche e gli effetti sulle nostre vite del neoliberismo al potere, sull’estrazione di valore queer e il suo gioco delle parti con il neofondamentalismo in ascesa, ma all’epoca ancora apparentemente minoritario. Ora che il neofondamentalismo razzista e sessista è al governo, noi sentiamo che tutto è upside down (ma non l’amMore!) e  avvertiamo il bisogno di fare un’analisi situata a partire dai percorsi condivisi in questi anni nel SomMovimento e dalle esperienze territoriali prodotte fino a qui.

Dalle Sentinelle in piedi, tra cui si mimetizzavano male gruppi di estrema destra, ai loro amici movimenti pro vita bianca, abile, etero e snella contro l’autodeterminazione, il benessere e la libertà di sceltadi donne e soggettività lgbtiq*, siamo arrivate a gruppi o singoli esaltati fascisti che sparano in strada e bruciano centri di accoglienza mentre le ultime teste dell’idra insediate in parlamento respingono barche di sopravvissut*, preparano carceri per soggetti razzializzati e per ogni futuro dissenso, chiudono i centri anti-violenza, danno man forte alla cultura dello stupro, riempiono i consultori di bigott* e obbiettor* e cercano di dirigere la rabbia, la disperazione e il senso di insicurezza delle persone, impoverite dalla crisi e stressate dallo sfruttamento lavorativo, verso i migranti. Con il Risacca Pride abbiamo individuato nella saldatura tra razzismo e sessismo, oggi egemonica, il progetto di riproduzione della nazione bianca eterosessuale e posto nell’alleanza dei corpi razzializzati e non eteronormati la linea di resistenza e sabotaggio. 

In questo contesto, il ruolo del discorso neoliberista promotore dei diritti lgb e molto poco T in nome della competizione individuale e dell’estrazione di valore queer è cambiato, mentre si fa spazio una retorica fintamente promotrice della lotta alla precarietà e alla povertà, ma comunque razzista, lavorista, “meritocratica” (leggi discriminatoria), e che pretende, non si sa con quale gioco di prestigio, di poter abbassare le tasse ai ricchi e allo stesso tempo aiutare i “poveri”. 

E gli unicorni? vanno via come il pane!

Nei giorni della campeggia non vogliamo imbellettarci per la svendita totale o costruire un’oasi di benessere o un rifugio anti atomico per proteggerci da tutto quello che di catastrofico sta succedendo. Vogliamo affilare le unghie, forgiare nuovi strumenti, pratiche, discorsi e rammendare le maglie della rivolta. L’obiettivo non è uscire con un calendario marmorizzato di iniziative per il prossimo anno, ma con un beautycase di analisi e raccordi per ispirare, organizzare le nostre lotte e sostenere quelle che abbracciamo a livello locale o transnazioAnale. 

Vogliamo parlare delle articolazioni tra fascismo, neoliberismo e pinkwashing

In questi anni abbiamo riempito il nostro beautycase di trucchi e strumenti per l’analisi dei modi in cui le forme di cattura e di sfruttamento delle donne e delle soggettività non etero e cis funzionano ai tempi del neoliberismo. Abbiamo imparato a leggere il modo in cui le istanze sollevate dalle nostre lotte contro la violenza maschile e di genere/del genere – vengono usate per verniciare di rosa politiche e pratiche razziste, abbiamo affinato lo sguardo per leggere il modo in cui la parola d’ordine della lotta all'”omofobia” viene impacchettata nei pacchetti sicurezza, abbiamo denunciato il modo in cui a suon di leggi cirinnà si tenti di dare una mano di vernice arcobaleno al governo senza sfumare i contorni della santa famiglia eterosessuale riproduttiva e di intruppare froce e lesbiche nei ranghi della nazione e della “civilità”. Abbiamo imparato a denunciare la trappola del capitalismo friendly, le aziende che fanno l’occhiolino a froce e lesbiche il giorno del pride e le sfruttano – insieme a tutt* – 365 giorni l’anno, le politiche di diversity management che in cambio di briciole di riconoscimento distribuiscono tanta precarietà e pochi soldi. Infine abbiamo imparato a leggere il modo in cui tutte queste forme di potere sui nostri corpi e le nostre soggettività fanno il gioco del “poliziotto buono” con le forme più “tradizionali” del sessismo, dell’ eteronormatività e del razzismo. Oggi, però, queste ultime sembrano essere tornate di moda, pare che il poliziotto cattivo non abbia più bisogno della sua spalla. Con il fascismo razzista e etero-sessista direttamente al governo, ci tocca fare il cambio di stagione. Vogliamo discutere su come attrezzare il nostro beautycase per la stagione di lotte a venire.

Vogliamo discutere, in quanto transfemministe, di come costruire un antirazzismo che sia davvero decolonizzato, e che danzi con le istanze delle soggettività colpite più drasticamente dalle oppressioni.

Tempi cupi di porti chiusi e cpr aperti, di deportazioni, respingementi, annegamenti di massa e omicidi razzisti nelle campagne come nelle città. Tempi in cui la linea del colore segna la separazione tra chi deve vivere e chi morire. Tempi in cui avere dei documenti e una nazionalità che permettano di partire o di restare diventa un privilegio che gronda di sangue. Tempi in cui il linguaggio della pietas, dell'”accogliamoli per dovere di umanità” (se non della carità cristiana che il restyling della chiesa ha reso molto pop) sembrano essere i soli attraverso cui sia possibile articolare il rifiuto del razzismo di stato e le sue conseguenze mortifere. Tempi in cui l’appello a serrare i ranghi della bianchezza e rinnovare il patto coloniale risuona con sempre più forza nelle politiche istituzionali e nel razzismo da bar, senza essere messo in questione nei discorsi dell’antirazzismo democratico/umanista. Questo in qualche linea il contesto in cui continuiamo a riflettere su come articolare azioni e pratiche di un antirazzismo transfemminista situato che stiamo cercando di costruire. I movimenti e gli spazi transfemminismi queer sono ad oggi in italia prevalentemente attraversati da soggettività bianche e cittadine. È quindi essenziale mettere a punto strategie e pratiche per rompere la complicità coloniale per poter praticare forme di alleanza con tutte le soggettività che fanno fronte al razzismo, prendere le distanze dalle forme più becere dell’omo e femonazionalismo e omoeuropeismo, denunciare il pinkwashing, rifiutare di farsi intruppare sotto il tricolore o le stelle della fortezza europa è condizione necessaria ma non sufficiente per chiamarci fuori dal patto coloniale e sabotare la ri/produzione della bianchezza anche negli spazi transfemministi. Sono ancora molte le domande che dobbiamo porci, tra le quali: come decostruire le nostra proprie complicità con i meccanismi di riproduzione del razzismo e della supremazia bianca? come praticare forme di solidarietà attiva e situata con le lotte e le resistenze portate avanti dalle persone razzializzate e dai migranti? Come rendere realmente agibili per le persone che si confrontano con il razzismo gli spazi fisici e politici transfemministi queer che costruiamo?

Vogliamo rileggere il rapporto con i movimenti lgbt* alla luce dell’esperienza della Risacca Pride e delle riflessioni o alleanze che ha favorito, e con i movimenti dell’antagonismo misto ma non neutro. Vogliamo riprendere spazio per tuttu quellu che proprio non amano e non possono stare dentro a confini di ogni sorta, di genere, geografici, creati dalle relazioni di potere…dall’impero del male!

E allora, spazio all’eccedenza!                  

Da giovedi 30 Agosto a Domenica 2 Settembre all’Agricampeggio Darwin, in località Frassanito, Otranto.

 

Programma:

Le modalitá di discussione prevedono 

Assemblee in due/tre fasi:

introduzione (che permetta a tutt* di avere chiaro il tema e le questioni e quindi di partecipare); discussione in piccoli gruppi sul tema della giornata, pe

r favorire la presa di parola di più persone possibile; ulteriore discussione in plenaria. La discussione dovrebbe essere il più possibile a partire dalle pratiche e dai contesti transfemministi queer nei vari territori.

Spazi di discussione specifici dei percorsi già avviati: asterischi (spazio di discussione per persone trans*, non binary o che in qualsiasi modo non si riconoscono nel genere assegnato), il gruppo di riflessione sulla gestione della violenza nelle relazioni queer in contesti politici e il gruppo sex work hanno la possibilità di convocare il proprio incontro, distribuendosi sui vari giorni.

Socialità:

chiediamo a tutt* di contribuire a creare collettivamente uno spazio di socialità e benessere inclusivo e safe, anche durante le serate e i momenti informali.

Logistica: 

Sistemazione in tenda e per chi ne ha bisogno in bungalow (ce ne sono pochi quindi chiedetelo se ne avete davvero bisogno per permettere a tuttU di partecipare alla campeggia!), bagni e docce accessibili e accoglienti, cucina vegana autogestita in comune, mezza giornata di mare e mezza giornata di assemblea/discussioni. 

Abbiamo alcuni posti letto, da destinare prioritariamente a chi per motivi di salute fa fatica a dormire in tenda. 

La campeggia non ha prezzo: sappiamo che se versiamo circa 10 euro al giorno a persona in media, riusciremo a coprire le spese. Chi può dà di più, chi non può dà di meno o anche niente. Se hai bisogno di sostegno per le spese di viaggio, scrivilo nella mail. Se hai la possibilità di fare un’iniziativa di autofinanziamento nella tua città per sostenere la campeggia, fallo!!!

Iscrizioni possibilmente entro il 15 agosto scrivendo a campeggia(chiocciola)anche(punto)no 

Indicare nome, contatto, eventuale collettivo di appartenenza, data di arrivo e di partenza, eventuali intolleranze alimentari, eventuale necessità di posto letto.

La presenza di compagn* canidi è gradita ma il campeggio è pieno di gatti, regolati!

Se hai posto in macchina, forse puoi dare un passaggio a qualche altr* partecipante: usiamo questo sito invece di bla bla car, perchè consente di trovare persone che vanno alla campeggia come voi e soprattutto non fa pagare commissioni e non obbliga a pagare con carta di credito:  http://www.roadsharing.com/event/0f632b5b-444e-4e23-a81e-ad857a8a986e

Per arrivare con i mezzi pubblici, dalla stazione fs di Lecce chiedere del Terminal degli autobus, poco distante, prendete la linea 101, scendete a Frassanito. Orari del bus:

 Confermate l’orario di arrivo quando prendete l’autobus a Lecce telefonando al numero che vi verrà comunicato via mail e qualcuno vi verrà prendere alla fermata.

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