Oltre l’onda la Risacca. Ovvero resistenza e intersezionalità nella stagione dei Pride.

Puntuale come l’arrivo dell’estate, anche quest’anno si apre la bella stagione dei Pride. L’Onda Pride, dalle Dolomiti agli scavi di Pompei, tra le più ridenti località turistiche del “bel paese”, ha un gusto esotico e il retrogusto di un rituale ammuffito se si colloca più lontano possibile dalla memoria delle lotte in cui i Pride sono stati prodotti e delle resistenze che oggi più che mai sono necessarie in Italia. Le ultime elezioni, infatti, ci hanno restituito un’immagine di questo paese spaventosa, ancora più razzista, familista, conservatrice e contro l’autodeterminazione. E questo governo ne é il volto mostruoso.
Contro questa ondata noi saremo Risacca Pride!
Come soggettività transfemministe, femministe, queer e LGBT*TIQA+ sentiamo l’urgenza di attraversare, intrecciare, boicottare o hackerare i Pride di ogni città. In modi diversi saremo ciò che resta, raccoglieremo i detriti di ciò che è fuori dall’Onda di normalità, di desiderio di famiglia, della supremazia della bianchezza. La risacca emerge e dilaga nello spazio pubblico sommergendolo con le lotte femministe, precarie e dei/delle migranti con un chiaro posizionamento e una pratica antissessista, antirazzista, antifascista.

É per questo che la nostra risacca è intersezionale, perchè lo sono le lotte e non gli individui.

In un momento storico in cui la linea del colore è diventata la linea tra la vita e la morte, è sempre più evidente la demarcazione tra i corpi che contano e i corpi che non esistono e ai quali si può sparare per strada o nei campi perché non bianchi. Mentre i corpi che contano – quelli degli uomini e delle donne bianchi e con la cittadinanza – sono sottoposti all’imperativo della riproduzione, con l’attacco all’autodeterminazione e le aggressioni delle campagne pro-life, allo stesso tempo altri corpi, quelli non bianchi, magari ancora in mare, quelli non cis, corpi abietti perchè fuori dalla norma, vengono addomesticati, medicalizzati e sterlizzati affinché non si riproducano. Le uscite di Salvini e Fontana ci stanno dicendo questo e i fatti già lo confermano da tempo, brutalmente. E per questo che ci facciamo risacca per spazzare via questo progetto di riproduzione della nazione bianca che passa per i nostri corpi e su quelli dellu nostru alleatu.

Ma saremo anche risacca come pratica di lotta contro le linee guida della rispettabilità delle politiche LGBT istituzionali.
Siamo quello che resiste dopo tutta questa sbornia di rainbow che vediamo sventolare in ogni pubblicità, etichetta, fuori da ogni sede istituzionale e tra le mani di qualche sindaco o di qualche azienda. La corrente di risacca porterà con sé tutte le resistenze e anche il rimosso di una politica LGBT mainstream istituzionale la cui autoreferenzialità non è più giustificabile, per costruire invece d’ora in poi una ricomposizione delle lotte transfemministe, precarie, antirazziste e antifasciste. Non bastano più i Pride passerella delle istituzioni locali, strumento degli enti di promozione turistica del territorio e volano della gentrificazione: già lavoriamo gratuitamente tutta la vita, già si fanno profitti rivendendo i nostri dati sulle piattaforme social, non (s)vendiamo anche le nostre lotte. Siamo favolose anche quando siamo sfrante, lo sappiamo, ma non avrete la nostra estetica senza la nostra politica. Siamo belle, lo sappiamo, quindi dovete pagarci care: chiediamo reddito di autodeterminazione per tuttu, sganciato dal lavoro, dalla cittadinanza, dalla famiglia.

Siamo l’onda lunga che in questi anni con le soggettività transfemministe queer ha attraversato le lotte di NonUnadiMeno e il suo tentativo di costruire discorsi e pratiche intersezionali dal basso, partecipando alle mobilitazioni antifasciste e antirazziste di Macerata e Firenze, stando accanto e in alleanza alla presa di parola delle reti e associazioni dei e delle migranti. Siamo nel vortice del movimento LGBT*IQA+ che non è interessato a questa rincorsa alla normalizzazione, oggi più che mai precaria e sempre reversibile, ma soprattutto pagata a caro prezzo dai corpi più vulnerabili.

Siamo tuttu Risacca, quando sommoviamo i nostri corpi favolosi e resistenti, dentro/fuori/oltre/contro/ l’onda Pride.

Se riconosci le tue pratiche e quelle del tuo collettivo in questo manifesto
buttati nella risacca, ogni detrito sarà un tesoro nella mappa dei bisogni, dei desideri, delle lotte intersezionali transfemministe froce.

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