Gruppo di autoinchiesta Prestare/regalare/condividere soldi o altre risorse materiali

Campeggia transfemminista queer invernale

Villa Torre, Parco regionale dei gessi e dei calanchi bolognesi, 24-26 gennaio 2014

Gruppo di autoinchiesta
Prestare/regalare/condividere soldi o altre risorse materiali

[leggi i report degli altri gruppi]

A chi dai?  
Da chi ricevi?  
A chi senti di poter chiedere?  
Da chi ricevi richieste?  
Per quali bisogni?  
Come influenza la relazione?  
A chi racconti / di chi conosci la situazione economica?  

RECIPROCITA’, PERCEZIONE DELLA LEGITTIMITA’ DEI BISOGNI, RISCHI, INVESTIMENTO, RELAZIONI IN CUI E’ RITENUTO SOCIALMENTE “LECITO” CHIEDERE. 

Mappatura delle esperienze  

Esperienze all’interno di collettivi politici

  • prestiti personali dalla cassa comune del collettivo

  • rimborsi per spese personali legate alla partecipazione a iniziative politiche

Esperienze all’interno di reti affettive:

  • continuità di reddito fra due amiche

  • condivisione di un’automobile in un gruppo di 5 amiche/i

  • aiuto economico ad amiche inteso come forma di redistribuzione del proprio privilegio (situazione economica della famiglia d’origine)

Esperienze fra coinquilini/e:

Tipi di coinquilinaggio:
1. fra coinquiline che sono anche amiche
2. fra coinquilini non necessariamente legate/i da rapporti di amicizia vera e propria; anche se c’è cmq affetto anche fra i coinquilini che non si sono scelti e non si stanno nemmeno troppo simpatici, la pratica è basata sul riconoscimento di un bisogno comune più che sull’affetto.

Tipi di esperienza:

    • Fare la spesa in comune senza calcolare chi ha speso quanto (1, 2)

    • Cassa comune formata dalle caparre (che il padrone di casa ha lasciato agli inquilini) e eventualmente dall’affitto che qualcuno versa in cassa comune in anticipo rispetto alla scadenza. Viene usata per le spese di casa tipo manuntenzione caldaia e simili,  ma chi ne ha bisogno può prendere in prestito i soldi di questa cassa senza chiedere il permesso o giustificarsi in alcun modo, purché li restituisca al momento della scadenza del pagamento dell’affitto o quando si presenta una spesa comune.  (2)

    • Anticipare i soldi delle bollette, dell’affitto o della spesa alimentare per la coinquilina che non ha disponibilità economica in quel momento, intesa come prassi normale e senza scadenza di restituzione del debito. (1)

Mancanze/problemi/bisogni

> Rapporto di potere fra chi da e chi riceve.

(nelle reti affettive) E’ difficile far passare la logica che quello che ti sto dando è redistribuzione e non un favore, e anche se si riesce a farla passare resta il fatto che sono io che scelgo di redistribuire, che scelgo a chi redistribuire, e che la mia scelta è revocabile. Questo crea un rapporto di potere che porta spesso a sentimenti negativi.

(nei collettivi) Che tipo di rapporto si instaura fra chi ha avuto il prestito e il collettivo? Se volesse andarsene il giorno dopo per una rottura politica, si sentirebbe libera/o di farlo? Chi può accedere al prestito? Una persona che è arrivata il mese prima se la sente di chiedere un prestito, e se lo chiedesse, glielo daremmo? (< questi sono problemi ipotetici, finora non li abbiamo mai riscontrati ma ce li siamo posti)

> Pressione del mondo esterno: la gente pensa che io sia una cogliona a dare i miei soldi in giro; da parte della mia famiglia: “non dai valore alle cose”

> Problemi con l’idea del redistribuire i privilegi della famiglia d’origine:

  • Posso fare la comunista con i soldi di mia madre? (Ma dov’è il confine fra i soldi miei e quelli di mia madre?)

  • La famiglia d’origine elargisce aiuti a fondo perduto ma poi esige di controllare come li spendi.

Accettare di condividere i privilegi della famiglia d’origine per redistribuirli vuol dire anche sottoporsi al controllo della famiglia d’origine e noi sentiamo un forte bisogno di autonomia. D’altro canto a volte non hai la possibilità di rifiutare (anche solo il fatto di sapere che potresti accedere al loro aiuto è un privilegio rispetto a chi sa che non può farlo)

> Difficoltà a chiedere (sia nel caso di risorse materiali che nel caso della cura)

>Difficoltà a dire di no (idem)

> Rischio di mettersi a sindacare sulla legittimità dei bisogni/consumi altrui, ovvero “il moralizzatore”: ti ho fatto un prestito, non me lo restituisci, inizio a sindacare su come spendi i soldi; oppure: mi chiedi un prestito, te lo faccio perché non so dire di no e/o perché mi sono fatta una certa idea della gravità della tua situazione economica, ma poi inizio a dubitare che ne avessi davvero bisogno, o mi dico ma i tuoi sono ricchi, perché non l’hai chiesto a loro.

> Quando il divario di classe fra chi da e chi riceve diventa troppo ampio (nazionalità, essere cis/transgender, istruzione ecc.) tutto diventa ancora più difficile, le richieste o viceversa il senso di dover dare diventano eccessivi, la possibilità di una reciprocità futura è quasi nulla ecc.

Strumenti di indagine

– Far prendere coscienza di ciò che già si sta facendo, p. es. nel coinquilinaggio
– Far prendere coscienza del perchè lo si fa, cosa rende possibile quella condivisione, con attenzione agli aspetti materiali oltre che a quelli “morali” (affetto, fiducia). Molto spesso c’è anche una praticità, un vantaggio materiale reciproco.
– Dare un senso politico a tutto ciò.
– Quali sono i privilegi che decido di redistribuire?  soldi casa mezzi di trasporto istruzione…

– …

Proposte pratiche

Alleniamoci a saper chiedere e a saper dire di no, e rendiamoci conto che sono due cose interconnesse. Se so che chi ho davanti è capace di dirmi di no, sarò più capace di chiedere.

Combattere il tabù del parlare di soldi e la vergogna del bisogno.

Distribuire le richieste su una rete invece che di esprimerle nelle relazioni a due: sia perchè è più pratico sia perchè alleggerisce il chiedere e il rispondere da significati emotivi ulteriori. V. report lavoro di cura

Avere più di una rete (non diventare una tribù) – V. report lavoro di cura

Nei collettivi, istituire un appuntamento periodico in cui socializzare le situazioni economiche di ciascuno/a. Lo scopo è passare dal privato al politico, e dalla logica emergenziale (chi ha bisogno chiede) a una routine (ci interessa sapere come ce la passiamo tutte/i, a prescindere, e vogliamo darne una lettura politica)

Uscire dalla logica familista del patrimonio: non è che è legittimata a chiedere il sostegno collettivo solo chi non ha una famiglia d’origine alle spalle che la possa aiutare; ci possono essere buone ragioni per non voler accedere al patrimonio di famiglia, se questo comporta sottomettersi al controllo o ai ricatti di genitori con i quali non si ha un buon rapporto.

Riconoscere che la scala di priorità dei bisogni è assolutamente soggettiva. Questo non come principio che afferma l’assoluta insindacabilità dei consumi individuali ma come punto di partenza imprescindibile per una mediazione rispettosa e non moralizzante sull’uso che ciascun* fa del denaro nel momento in cui il denaro è condiviso. La mediazione diventa necessaria quando le risorse collettive diventano scarse, e dare o aver dato a qualcun* significa togliere/non poter dare a qualcun* altr*. Se non è necessaria perchè le risorse bastano per i bisogni (percepiti come) primari di tutt*, una mediazione  è superflua e forse rischia di diventare comunque moralizzante.

Perfezionare e diffondere la pratica della continuità di reddito

Strategie collettive di riduzione del costo della vita. Carsharing, condivisione di strumenti o spazi di vita o di lavoro, autoproduzione (senza eccessi, con attenzione anche al costo in termini di tempo e di fatica, non solo al costo economico ed ecologico)

Costruire e condividere una diversa cultura dei soldi, del lavoro, della proprietà… p. es.

  • Socializzare e ricondividere spesso il senso e la logica della cassa comune del collettivo e del suo uso per coprire le spese legate all’attività politica. Tutti devono sentirsi in diritto di chiedere, no autocensura, sì mediazione fra le esigenze di tutte quando le risorse non sono sufficienti

  •  Uscire dalla logica del favore/regalo/debito e entrare in quella della redistribuzione

 

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