Report del gruppo Micropratiche di resistenza dentro e contro il lavoro

Campeggia transfemminista queer invernale

Villa Torre, Parco regionale dei gessi e dei calanchi bolognesi, 24-26 gennaio 2014

Gruppo di autoinchiesta
Micropratiche di resistenza dentro e contro il lavoro

[leggi i report degli altri gruppi]

Domande di partenza: 
Cosa è per te la cultura/l’etica del lavoro?

Quali sono le tue pratiche di resistenza o di adesione rispetto a: meritocrazia, gerarchie, competitività, mobbing, flessibità, lavoro di cura, diversity management?

Hai mai avuto esperienze di cooperazione e solidarietà nella precarietà?
Quali competenze (sociali, umane) metti/ti vengono richieste nel lavoro?

Mappatura delle esperienze

Sono emersi indicatori ed elementi ricorrenti:

  • importanza della provenienza geografica e della casse sociale della famiglia per livello di adesione all’etica del lavoro
  • contraddizione tra soggettività politica e contesto lavorativo

  • cercare la realizzazione delle proprie aspirazioni, competenze e sensibilità nel lavoro porta “paradossalmente” a scontrarsi con un maggior livello di contraddizione, a sperimentare livelli di assoggettamento ed espropriazione ancora più intensi e raffinati (es: specie se il lavoro è sul genere ti tipo accademico o istituzionale) e a una maggiore sofferenza (nesso con gruppo prozac/depression)

  • la reazione diffusa è la sottrazione: aumentare la distanza e la disidentificazione con il lavoro che si fa porta a sua volta a gradi variabili di alienzaione

  • l’ottica sul lavoro di cura come sguardo sul lavoro ci ha permesso storicamente e ci permette soggettivamente di cogliere la generalizzazione degli aspetti relazionali, affettivi e di cura nel lavoro contemporaneo postfordista

  • le competenze relazionali, politiche e le sensibilità queer sono comunque sempre una componente messa al lavoro e non riconosciuta e retribuita (nesso con gruppo sul queer)

Mappatura bisogni e mancanze

  • bisogno di controllo sul proprio lavoro

  • bisogno di riappropriarsi del proprio tempo

  • separazione tra reddito e lavoro per uscire dalla ricattabilità

  • l’individualizzazione del rapporto di lavoro e la presenza di contratti diversi, ognuno con il suo microprivilegio, rende difficile riconoscersi tra pari subordinati

  • spesso solo esperienze di militanza o politiche precedenti rendono possibile arrivare a letture comuni partendo da collocazioni diverse di subordinazione

  • mancanza dello spazio di conflitto dentro al lavoro, di luoghi e contesti di soggettivazione contro il lavoro

  • bisogno di cercare altri contesti per produrre punti di rottura (spazio urbano?)

Strumenti di indagine

Dalle esperienze narrate sono emersi nodi centrali da inchiestare

  • il grado di identificazione con il lavoro può essere colto tramite il livello di investimento emotivo con domande tipo: quanto il lavoro condiziona il tuo tempo fuori dal lavoro?

  • Idem per l’adesione alla meritorcrazia

  • sul punto 4 Quali competenze (sociali, umane) metti/ti vengono richieste nel lavoro? Cerchiamo di arrivarci articolando le domande: pensi che le tue competenze ti vengano riconosciute? Ti capita talvolta di negare o sottrarre le tue competenze in un determinato contesto lavorativo? O pensi sempre di dover dare il massimo? Come cerchi di sottrarti alla ricattabilità?

  • Condividiamo che, per trasformare l’autoinchiesta in inchiesta più allargata dobbiamo pensare a strumenti diversi in contesti diversi, pensandoci però in un continuum tra soggetto e oggetto dell’inchiesta

  • Continuiamo sulla strada della riformulazione delle domande in termini più diretti e emotivi/ affettivi: quanto odi il tuo lavoro? Come ti senti quando sei al lavoro? Pensi che sul lavoro ti vengano richieste specifiche riguardo ad aspetti della tua identità?

  • Pensiamo che questo metodo affettivo abbia la doppia funzione di andare al nocciolo degli investimenti affettivi nel lavoro e al tempo stesso sia utile per creare la relazione empatica che apra la strada a un riorientamento politico affettivo comune.

Proposte pratiche e soluzioni

  • strategie di fuga: ridurre il tempo dedicato al lavoro. es. Part time o part time verticale.

  • Strategie di riduzione dei consumi: pensare a ridurre il reddito necessario decostruendo i desideri di consumo indotti e attuando pratiche comunitarie di autoproduzione e mutualismo (es: far eil pane a turno in reti di vicinato)

  • strategie di microcospirazione dal basso nei luoghi di lavoro per smontare gerarchie, competitività (conflitti contro meccanismi premiali differenziati, ironia e parodia per detournare sessismo e omofobia: possibile link con le pratiche performative parodiche individuate dal gruppo sulle pratiche queer nel quotidiano)

  • strategie di sottrazione e nascondimento collettivo delle capacità di innovazione e miglioramento di processi produttivi, che in genere non vengono retribuite extra

  • sottrazione di competenze dal processo di valorizzazione per autorganizzare la produzione e aumentare il reddito a parità di tempo (es: saltare il datore di lavoro che media il rapporto con il cliente per stabilire il prezzo direttamente co il cliente – rischio di ricadere nella semplice autoimprenditorialità)

  • sottrazione di competenze e di cooperazione sociale per produrre autoreddito e reinvestimento nel sociale e in reti politche (es: progetti europei, fondi universitari ecc.)

  • mappatura di esperienze di inchieta in ambiti di movimento: es. alcune videoinchieste fatte sulla giornata intera del lavoratore che inchiesta tempo di lavoro/non lavoro per cogliere il continuum della valorizzazione; l’inchiesta di Macao sul tempo dedicato a lavoro, progetti, lavoro al progetto macao che ci porta a riflettere sui meccanismi di autosfruttamento e alienazione anche interni alla militanza stessa.

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