Contro tutti i confini

Ecco il testo* letto in piazza VIII agosto nel corso della performance contro i confini fra i generi e i territori,  a cura di NoBorders, Laboratorio Smaschieramenti (Bologna) e BellaQueer (Perugia), durante una delle tappe del corteo Veniamo Ovunque.

"Veniamo Ovunque"

Corrono tempi bui. Società sessiste e eteropatriarcali si scoprono paladine della libertà femminile solo quando serve per mostrificare i mussulmani e militarizzare le città. Ma la lotta delle donne contro la violenza maschile è da sempre autorganizzata. Femministe, migranti e frocie di tutti i colori già sfilano insieme per distruggere i confini e per il transito illimitato tra i generi e i territori.

Proclamiamo l’inizio della de-civilizzazione, rifiutiamo la logica che divide le culture in  avanzate e arretrate con la scusa dei “diritti” delle donne o delle così dette minoranze sessuali. Sostituiamo l’avanzata rettilinea del progresso con percorsi obliqui, grovigli, passi di danza, vagabondaggi.

Siamo contro natura, perché il sesso, l’amore, la parentela non hanno niente di naturale. Di solito quelli che vengono considerati naturali sono semplicemente i comportamenti dominanti: quelli degli eterosessuali e quelli dei bianchi.

Siamo contro la civiltà, specie da quando l’appello alla civiltà viene usato per giustificare la guerra e fomentare il razzismo anti-islamico.

 

Oggi ci concedete il privilegio di evocare il “nostro” coraggio di essere noi, dopo averci fatto portare il fardello dell’esclusione e della vergogna. Ci offrite questo privilegio come regalereste un bicchierino a un malato di cirrosi, negandoci in nome della nazione la libertà di muoverci, di trasformarci, di transitare e confiscando le nostre cellule e i nostri organi per la vostra delirante politica.

Ci accordate questo coraggio, continuando a rifiutare di chiamarci con un nome femminile o di accordare i nostri nomi con aggettivi femminili, solo perché non abbiamo i documenti ufficiali necessari né le tette.

Verrà il giorno che torneranno a inchiodare liste di nomi sulle porte e alle persone che dicono di no a dipingere sul petto qualcosa di uncinato.

Quando vi stuferete di assistere al nostro “coraggio” come se fosse un divertimento? Quando vi stuferete di differenziarci per identificare voi stessi? Non leggiamo poesie, leggiamo gli orari dei treni. Sono più esatti. Apriamo le carte di navigazione prima che sia tardi.

Perché nessuno va a bruciarsi i palmi delle mani

sotto ai treni

sotto i vagoni

nessuno passa giorni e notti nel ventre di un camion

nutrendosi di giornali a meno che le miglia percorse

non significhino più di un qualsiasi viaggio.

Vi auguriamo di perdere anche voi il coraggio. Vi auguriamo di non avere più la forza di ripetere la norma e di fabbricare l’identità. Vi auguriamo di perdere la fede in quello che dicono i vostri documenti su di voi. E una volta che avrete perso il vostro coraggio, stanchi di gioia, vi auguriamo di inventare un modo per l’uso del vostro corpo.

Abbiamo portato le nostre pratiche sessuali contro natura nello spazio pubblico. Abbiamo reso visibili gli artifici medici, estetici e sociali che costruiscono non solo i nostri corpi  trans ma anche la maschilità e femminilità credute normali. Metticc* e viaggiator*  lottiamo, contro i confini, il filo spinato e le frontiere che voi continuate a voler erigere in  nome della sicurezza del vostro Stato. Continuiamo a viaggiare, a dimostrare che sono  fantasie quelle di chi crede che si possano confinare uomini e donne a suon di fermi, detenzioni e deportazioni. Viviamo senza autorizzazione, costruiamo insieme spazi liberati.

Questi sono i nostri mondi le nostre vite vissute non con coraggio, ma con entusiasmo e gioia. Ma voi non sapete nulla della nostra gioia. Preferite compatirci e ci attribuite del coraggio perché nel nostro regime politico-sessuale negare la differenza sessuale è come sputare in faccia a un re nel quindicesimo secolo.

Per parlare del sesso, del genere e della sessualità bisogna cominciare con un atto di rottura, bisogna abbandonare completamente il linguaggio della differenza e dell’identità. Siamo qui, davanti a voi, nati in corpi femminili, sporcaccione, bisessuali, donne dalla voce roca, rifugiati, viaggiatori e viaggiatrici.Tenetevi il vostro coraggio. Tenetevi il coraggio di cui avete bisogno per seguire la norma. Il sangue freddo di prestare il vostro corpo all’incessante processo di ripetizione regolata. Il coraggio, come la violenza e il silenzio, come la forza e l’ordine, sono dalla vostra parte. Al contrario, noi rivendichiamo oggi la leggendaria mancanza di coraggio.

Noi abbiamo imparato ad andare senza essere conosciuti.

Noi abbiamo Imparato a cambiare quartiere passaporto faccia.

Abbiamo fatto pratica di come si dice una bugia.

Abbiamo imparato a scavalcare cancelli e tagliare reti.

Ci sarà utile per salvarci quotidianamente.

Vi auguriamo di diventare deboli e disprezzabili. Perché è attraverso la fragilità che opera la rivoluzione. A noi serve rabbia per soffiare nei polmoni del potere la polvere mortale, macinata da chi ha molto imparato dalla vita.

Anche da voi.

*mix e riadattamento di testi di Paul Preciado, Hans Magnus Enzensberge , NoBorders, Laboratorio Smaschieramenti e naturalmente la Dichiarazione di Indipendenza della Popola delle Terre Storte.

 

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